Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Gabrielli “papa straniero”. Operazione Prodi come nel '96

Foto: Lapresse

Daniele Capezzone
  • a
  • a
  • a

Nessuna smentita pubblica, silenzi "ufficiali", ma alcuni significativi segnali privati di conferma (anche da fonti insospettabili) per il clamoroso retroscena di ieri de Il Tempo: l’ipotesi di Franco Gabrielli alla guida del centrosinistra. Il quadro politico di partenza da cui la suggestione trae origine è chiaro. Tranne le sue guardie rosse, nessuno a sinistra crede a una Elly Schlein "prime-ministerial", come si direbbe in Gran Bretagna, cioè in grado di fare il premier o di contrapporsi credibilmente a Giorgia Meloni. Peraltro, qualche settimana o al massimo qualche mese dopo il referendum (giro di boa che aprirà oggettivamente la campagna per le elezioni politiche), Giuseppe Conte farà valere il suo aut aut: o la coalizione con i grillini, o la candidatura di Elly. Se il Pd vuole la prima cosa, non può avere la seconda. Serve dunque un federatore, nella forma consueta per il centrosinistra di un "papa straniero". E dove si può realisticamente andare a parare? Al solito, secondo il format del 1996 e poi del 2006, su un democristiano di sinistra, su un "cattolico sociale". È una nuova "operazione Prodi", ora come allora.

 

 

Gabrielli ha tutte le carte in regola in questo senso: antichi rapporti con Dario Franceschini e Pierluigi Castagnetti, e notoria stima negli ambienti del Colle. Ecco, qui però la sinistra si fa delle illusioni: è insensato e stupido tirare per la giacca il Capo dello Stato. Figurarsi se dalle parti del Quirinale, nonostante le gaffes recenti del consigliere Garofani, qualcuno intorno al Presidente vuole farsi anche solo sfiorare dal dibattito sulla costruzione politica-partitica dello schieramento da contrapporre al centrodestra. Sì certo, nei palazzi romani da tempo si sussurra di una Schlein che «non si consulta», e - oggettivamente - di una linea di politica estera del Pd incompatibile con responsabilità di governo di un paese occidentale. Ma il Colle sta (correttamente) a guardare, non è assolutamente parte attiva. Gli attori sono altri, dentro e fuori il perimetro del Pd, in un’area che potremmo definire tecno-progressista.

 

 

Si punta a un’operazione "ulivista-unionista" in puro stile prodiano: una figura, quella di Gabrielli, che potrebbe sia coagulare le anime centriste della coalizione, sia poi rappresentare l’intero schieramento. Vantaggi del tentativo agli occhi dei tessitori: tutte le altre opzioni (Salis, Ruffini, i sindaci) appaiono deboli o premature o impraticabili. Svantaggi: il profilo pubblico di Gabrielli non è certo né "pop" né empatico. Si vedrà. Intanto, come si è già visto su Repubblica e su La7, lo si "testa" per attaccare il governo sul terreno della sicurezza. Il resto, se verrà, verrà dopo.

 

Dai blog