Monza, il Pd blocca i farmaci israeliani. Così punisce malati e bambini
Esiste una specie umana particolarmente pericolosa: gli utili idioti. Non sono cattivi nel midollo, ma la loro cecità ideologica li rende perfetti strumenti al servizio del male. In Italia, oggi, l’esempio più grottesco e vergognoso è il Comune di Monza, amministrato dal centrosinistra con l’impronta PD-LabMonza. Il consiglio comunale ha approvato una mozione che «invita» le farmacie comunali - controllate da FarmaCom, società al 95% pubblica - a sospendere progressivamente ogni farmaco prodotto in Israele, partendo dal gigante Teva Pharmaceutical. Non si tratta di un’azione mirata contro singole aziende accusate di qualcosa di specifico: è un boicottaggio totale, indiscriminato, su medicinali essenziali per la vita quotidiana. Generici di base, antibiotici salvavita, chemioterapici, insuline, farmaci per epilessia, sclerosi multipla, artrite reumatoide, depressione grave, persino alcuni vaccini pediatrici.
Albanese torna in tournée col "genocidio". Risuona il disco rotto su Gaza dopo l'oblio
Israele è il secondo hub mondiale per brevetti biotech e pharma dopo gli Usa. Ha inventato o perfezionato cure per il Parkinson, l’Alzheimer, il diabete, il cancro al seno metastatico, terapie geniche rivoluzionarie. Bandire tutto questo non indebolisce Benjamin Netanyahu, non fa tremare Hamas: punisce solo i monzesi malati, gli anziani, i bambini. Il presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), Andrea Mandelli, lo ha ribadito con forza: «Al banco del farmacista arriva la persona che soffre, non la bandiera politica». Ma a Monza la sinistra sceglie l’ideologia sulla cura, l’odio simbolico sulla salute reale. E non fermiamoci qui. Questa decisione idiota si inserisce in un pattern più ampio di velleitarismo irresponsabile della sinistra italiana ed europea.
Elly la “sciacalla” dimentica l'Emilia. E nel Pd si respira un'aria di scissione
Pensate alla Global Sumud Flotilla di fine estate 2025: ad agosto-settembre-ottobre, proprio mentre il piano in 20 punti annunciato da Trump il 29 settembre - mediato con Egitto e Qatar - imponeva la tregua di fase uno (cessate-il-fuoco, scambio ostaggi-prigionieri, corridoi umanitari massicci), un manipolo di barche con attivisti «pacifisti», tra cui diversi italiani di area Pd e sinistra extraparlamentare, salpa per «rompere il blocco navale» con quattro casse di aiuti. Risultato? Tutto intercettato dalla marina israeliana in acque internazionali, zero aiuti consegnati, zero vite salvate, solo un’ondata di propaganda che ha fatto comodo solo a Hamas. Il nodo vero però è politico e nazionale. Monza non è un errore locale: è la città che ha celebrato Ilaria Salis come eroina, simbolo di un antifascismo (vabbè, ormai vale tutto) che spesso sfocia nel ridicolo. Se Elly Schlein, i capigruppo, la direzione nazionale non intervengono con una smentita netta e immediata - e finora regna un silenzio tombale - allora quella mozione non è un incidente: è linea tollerata, se non condivisa. Il Pd accetta derive antisemite camuffate da «antisionismo» nei suoi territori? Tollera che si discrimini per origine nazionale in un servizio sanitario pubblico? Gli utili idioti di Hamas non stanno solo nelle farmacie di Monza: sono annidati nel cuore del principale partito di opposizione.
Dai blog
Vasco Rossi come Tex Willer: il Blasco diventa un fumetto
Torna il sogno Spice Girls: la reunion si avvicina
Scocca l'OraZero: "L'abbraccio dei fan mi ripaga di tutto"