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Torino, Ilaria Salis ribalta la realtà: “Gravi abusi della polizia”

Dario Martini
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Sempre dalla parte degli antagonisti. Ilaria Salis non aspettava altro. Non appena ha visto le foto delle cariche della polizia a Torino, l’eurodeputata di Avs ha digitato tutto il suo sdegno sui social: «Continuano ad arrivare immagini e testimonianze di gravi abusi della polizia». Il riferimento è a quanto accaduto sabato scorso durante il corteo in sostegno di Askatasuna, il centro sociale sgomberato dopo una lunghissima occupazione abusiva. Poco importa se quei "manifestanti", se così possiamo eufemisticamente definirli, si fossero resi protagonisti di lanci di pietre e bottiglie contro gli agenti. Poco importa se gruppi organizzati avessero cercato di deviare dal percorso prestabilito dalla questura cercando di forzare il blocco delle forze dell’ordine. Secondo la narrazione dell’ex detenuta nelle carceri ungheresi, la polizia doveva stare a guardare, non doveva alzare un dito.

 

 

Eppure, tutta Italia ha visto la sorte toccata ad Alessandro Calista, il poliziotto picchiato selvaggiamente e preso pure a martellate. Calista se l’è cavata grazie ad una discreta dose di buona sorte e, soprattutto, all’intervento del collega del reparto mobile di Padova Lorenzo Virgulti, che gli ha fatto scudo con il corpo e lo ha salvato dal branco che lo stava massacrando. A Ilaria Salis, però, preme raccontare altro. Secondo la sua versione sono le forze dell’ordine ad aver esagerato: «Pestaggi di gruppo di manifestanti isolati che non oppongono alcuna resistenza; lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo per colpire e fare male; insulti e minacce». Per l’eurodeputata questo è stato uno «schifo» e «chissà come mai non si leva lo stesso coro di condanna che abbiamo sentito a parti invertite». Poi, ovviamente, non poteva mancare l’invettiva contro il governo (perché tutto si tiene) accusato di aver varato un «pacchetto repressione». Termine dispregiativo per indicare il decreto e il disegno di legge sulla sicurezza che mira, tra l’altro, a prevenire fatti gravi come quelli accaduti l’altro giorno nel capoluogo piemontese.

 

 

Intanto, dopo la tedesca Maja T,, un altro compagno di Salis è stato condannato in contumacia per l’assalto e il pestaggio dei militanti di estrema destra del febbraio 2023 a Budapest. Si tratta di Gabriele Marchesi, l’attivista antifascista che si è visto comminare una pena di 7 anni dal tribunale della capitale ungherese. Il 25enne, per cui la Corte d’Appello di Milano aveva rigettato il mandato di arresto europeo cautelare, era stato co-indagato proprio con l’onorevole Salis, scampata al processo prima grazie alla candidatura blindata della coppia Fratoianni-Bonelli, poi in virtù dell’immunità da europarlamentare che l’Eurocamera le ha confermato pochi mesi fa. Dal suo scranno di Bruxelles può così dedicarsi in santa pace a criticare la polizia italiana.

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