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Azione, lo strano boom di scritti al Sud per Calenda. Ma c'è chi vuole scalzarlo

Aldo Rosati
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Nati a Roma sull’onda del successo amministrativo del fondatore, quando il suo nome attirava consensi e preferenze. Poi con gli anni e le (molte) traversie, Azione si è trasformata in un partito a forte trazione meridionale. Un boom di tessere, che in pratica determinerà il prossimo congresso, con la Campania che detiene il record di delegati all’assemblea nazionale: ben 58 (contro i 25 del Lazio).

Se la cava bene anche la Sicilia con 21 delegati, comunque dietro alla Lombardia che con 41 rappresentanti è la seconda piazza del partito di Carlo Calenda. Già il congresso, convocato nelle prossime settimane, dopo le dolorose perdite di circa metà del gruppo parlamentare con il trasloco verso Noi moderati di Maurizio Lupi, di Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e Giusi Versace (mentre Enrico Costa è rientrato in Forza Italia). Un evento a suo modo epocale, per la prima volta la leadership di Carlo Calenda, messa in discussione dalla candidatura alternativa di una deputata emergente, la milanese Giulia Pastorella, che è anche consigliere comunale nel capoluogo lombardo (laurea in filosofia, dottorato in Scienze politiche, Oxford e Sciences Po).

«Carlo è una risorsa, ma adesso al partito serve più pluralismo», ammette la sfidante, in pratica una «bestemmia» in un partito in cui il fondatore ha fatto praticamente tutto, il bello, ed il cattivo tempo. L’entusiasmante campagna elettorale nella Capitale, dove è partita l’avventura. E la rovinosa lite con Matteo Renzi che ha portato all’ annientamento del Terzo Polo, «troppi ego per un solo gruppo parlamentare». Con il conseguente esito disastroso incassato alle elezioni europee, ciao ciao Bruxelles, un’amarezza condivisa con il «nemico» fiorentino di sempre.

Oggi Azione vive una sorta di tempo sospeso, con meno dipendenti e minori entrate (in Senato il leader è finito al gruppo misto con il senatore bolognese Marco Lombardo). E soprattutto con un futuro incerto sulle alleanze. Giulia Pastorella almeno ha le idee chiare, domani a Milano riunirà tutti i suoi principali sponsor: dall’amico Luigi Marattin, al segretario di Più Europa Riccardo Magi, oltre al Libdem Alessandro De Nicola, ed al fondatore di Drindrin Alberto Forchielli. La sfidante vorrebbe infatti tornare all’opzione terzista, né con Giorgia Meloni, né con il campo largo. Più difficile prevedere il posizionamento del segretario romano, a parole equidistante (ha votato perla separazione delle carriere dei magistrati), nei fatti alle elezioni regionali sempre ruota di scorta del Nazareno.

Con percentuali da prefisso telefonico: nessun eletto in Liguria, Emilia Romagna e Marche. Già annunciato il prossimo matrimonio: Azione in Toscana presenterà (insieme ad altre sigle) una lista a supporto del Presidente uscente Eugenio Giani.

La milanese la pensa al contrario, e presentando un sondaggio commissionato a Bimedia, ha spiegato: «L’elettorato di Azione è ancora convinto della strada terzopolista. Per due terzi è a favore di temi progressisti, eutanasia, matrimonio ugualitario, legalizzazione della cannabis, persino Gpa. Non dobbiamo diventare +Europa, ma possiamo avere più coraggio, restando un partito improntato su impresa, sanità e scuola». Le malelingue ipotizzano già un ricongiungimento con gli affetti di sempre, ovvero con il nuovo partito liberale che avrà la sua Costituente proprio a marzo.

In pratica un nuovo terzo polo, ma senza Matteo Renzi, ormai trasferitosi nel campo largo. E senza Carlo Calenda, il padre padrone di un partito che rischia di perdersi nella nebbia.

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