
Antifascisti su Marte, la sinistra accusa Musk di fare il saluto romano

Il «diavolo» veste Trump, un film dell’orrore. Che manda la sinistra all’infermeria, apocalittici e «disintegrati» Con toni che vanno dalla più cupa depressione («è la fine di tutte le speranze di progresso», si dispera la presidente dei deputati dem Chiara Braga) alla solita imprecazione, valida in tutte le stagioni, sul «destino cinico e baro». Il «podio» lo conquista il collettivo comunista «cambiare rotta», (per intenderci quelli che celebrano le commemorazioni dei brigatisti) che appendono a Piazzale Loreto un fantoccio di Elon Musk. Premio all’ironia invece al responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano che sui social diffonde la presentazione di «Fascisti su Marte», indimenticabile film di quel geniaccio di Corrado Guzzanti. Una menzione particolare va riconosciuta a Carlo Calenda, che riesce ad inventarsi un’interrogazione esilarante: «A che titolo Andrea Stroppa (rappresentante italiano di Musk) rivendica un ruolo nelle relazioni tra gli Usa del Governo italiano?». Ex aequo con il leader di Avs Angelo Bonelli che battezza "l’internazionale nera": «Giorgia Meloni ne fa parte con Trump e Musk». Elon ha replicato su X: «Sporchi trucchi». Poi c’è il tema dell’isolamento internazionale della gauche, «Dio è morto, Marx è morto e neanch’io sto tanto bene». E dire che il 6 novembre del 1980, all’indomani della vittoria di Ronald Reagan, l’Unità titolava: «Inquietudine nel mondo per la vittoria di Reagan», corsi e ricorsi della storia, quando capita di perdere le elezioni.
La solitudine però è una «brutta» bestia: se la Casa Bianca è irrimediabilmente perduta, non è che a Bruxelles le cose vadano molto meglio per il Nazareno. Anche il rapporto con la Presidente Ursula von der Leyen si è molto raffreddato, a proposito delle coincidenze, c’è sempre di mezzo Giorgia Meloni. Così prevale un senso di accerchiamento, da cui è difficile riprendersi. Basta leggere il tweet di Marco Furfaro (sul social di Elon Musk): «Inequivocabile: braccio destro teso. Un gesto, quello di stasera, che evoca morte, guerra, stermini. Un gesto che ha accompagnato eserciti che hanno invaso, occupato, sterminato anche in casa nostra. E siamo al primo giorno. Solo il primo giorno. Questa è la destra. Questi sono i riferimenti internazionali del Governo Meloni». L’eurodeputato Sandro Ruotolo inventa persino una nuova categoria per definire il "nemico" americano: «Il tecno populismo». La seduta sul lettino dello psicanalista spinge il Pd ad esprimersi sui social in modo inequivocabile, narrazione propria di Elly: «Il saluto romano, per due volte. Il portavoce di Musk in Italia che conferma con un tweet. Senza paura contro questa vergogna. Antifascisti sempre». La segretaria, conversando con i giornalisti alla Camera, aggiunge: «Aggressivo e preoccupante», praticamente preda di «un delirio di onnipotenza». Il punto naturalmente sono i suoi rapporti con la Presidente del Consiglio: «Sarà in grado di far rispettare interessi europei e italiani? È andata in solitudine, nonostante l'Ue non sia stata coinvolta», perché «Trump sta cercando alleati per disgregare l'Europa».
Ci si mettono anche i 5 stelle, nonostante l’equidistanza di Giuseppe Conte, ed anche qui altre catastrofi: «Più che l'età dell'oro, mi sembra l'età della pietra quella che ieri Trump ha promesso agli americani e al mondo», profetizza la vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone. Sull’orlo di una crisi di nervi, la dem Laura Boldrini: «Il discorso di insediamento di Trump si può riassumere in pochissime parole: sarà la presidenza delle discriminazioni, dell’espansionismo in politica estera, delle vendette e del negazionismo della crisi climatica». Arriva anche una vera e propria maledizione ad opera di Roberto Saviano: «La fine di tutto questo sarà violenta, la sua caduta sarà pari a quella di coloro a cui storicamente si richiama con questo gesto». Che continua: «Cadrà Musk per mano di coloro che ora aizza alimentati dalla stessa violenza che pratica. Prima di cadere però quanto orrore ancora? Quanto durerà l'agonia della democrazia?». Si sarà salvata almeno Melania, la moglie di Trump che all’inauguration day indossava uno scenico copricapo blu navy a tesa larga? «Non sa come si porta un cappello, che comunque possibilmente non si mette al chiuso», l’arbiter elegantiarum in questo caso è Chiara Geloni, storica portavoce di Pier Luigi Bersani. Non esattamente un’esperta di moda. Insomma Trump (sper)giura, Melania si copre, e la sinistra va al manicomio.
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