Orban e Salis, in scena la resa dei conti: l'Eurocamera si trasforma in un ring
Per un giorno l’Aula di Strasburgo è diventata un’arena in cui, fra le altre cose, si è consumato lo scontro fra Orban e l’eurodeputata Salis. La presenza del premier ungherese Viktor Orban ha trasformato la consueta presentazione delle priorità della presidenza di turno in un acceso dibattito, che ha visto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e quasi tutti gli esponenti politici - tranne Patrioti, sovranisti e conservatori - scagliarsi contro il leader magiaro. Tra i fischi e il coro delle sinistre che intonano «Bella Ciao», volano dardi infuocati tra l’eurodeputata di Sinistra italiana Ilaria Salis, memore dei suoi 15 mesi nelle terribili carceri di Budapest, e il leader ungherese. «L’Europa unita è nata sulle ceneri del nazifascismo come progetto di cooperazione internazionale, ed è un amaro paradosso avere una presidenza guidata da qualcuno il cui obiettivo è smantellare l’Ue in nome del nazionalismo. L’Ungheria, sotto Viktor Orban, è diventata un regime illiberale e oligarchico, uno stato etnico autoritario», ha tuonato l’esponente italiana, che grazie all’elezione al Parlamento europeo è riuscita a lasciare il Paese e le dure condizioni della carcerazione preventiva.
"Delirio", ci mancava l'elogio dell'occupazione della Salis. E Schlein tace
Non si è fatta attendere la replica del leader euroscettico: «Trovo assurdo che dobbiamo ascoltare l’intervento sullo Stato di diritto dell’onorevole Ilaria Salis, che ha picchiato con sbarre di ferro persone pacifiche sulle strade di Budapest e qui poi parla di Stato di diritto», ha affermato sollevando un coro di reazioni. «Orban è riuscito a contraddirsi nella stessa frase, citando lo Stato di diritto mentre allo stesso tempo mi dichiara colpevole senza che sia stata emessa alcuna sentenza nei miei confronti. Qualcuno dovrebbe ricordargli cosa significano veramente lo "stato di diritto" e il principio di "presunzione di innocenza"», il commento di Salis. Von der Leyen ha attaccato il premier magiaro su tutti i fronti: Putin ha bombardato pesantemente gli ucraini per tutta l’estate e c’è ancora chi continua a dare la colpa della guerra al popolo invaso, come se venissero incolpati gli ungheresi dell’invasione russa del 1956 - lo ha incalzato -, parlate di sovranità ma fate pattugliare le strade da poliziotti cinesi e concedete visti ai russi, costituendo un pericolo per l’intera area Schengen. Invece di rafforzare l’Unione per essere più competitivi «un governo nella nostra Unione sta andando esattamente nella direzione opposta, allontanandosi dal Mercato unico». Liberando i contrabbandieri non si fa altro che «buttare i problemi oltre la recinzione del tuo vicino», sono le accuse della leader tedesca.
"Picchiava la gente per strada". Botte da Orban: Ilaria Salis nel mirino
A difendere il leader magiaro solo i Patrioti, i conservatori di Ecr e i sovranisti. Nicola Procaccini, co-presidente di Ecr, riferisce di condividere «diversi obiettivi del suo programma, come la difesa della famiglia contro l’inverno demografico e la necessità di rivedere la transizione verde», ma non «la sua visione geopolitica», in quanto «l’alleanza tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord è una minaccia per l’Occidente, e l’Europa non può permettersi di ignorarla». In questi 14 anni al potere, l’unico freno all’azione di Orban è stata la Commissione europea, che ha usato la leva del blocco dei fondi europei di fronte al mancato rispetto dello Stato di diritto, mentre restano insolute le multe inflitte dalla Corte di giustizia dell’Ue. L’Eurocamera ha più volte chiesto di attivare l’articolo 7 del Trattato che toglie a uno Stato membro il diritto di voto nel Consiglio europeo, ma Budapest è sempre riuscita a fare quadrato con la Polonia di Morawiecki o con l’accondiscendenza di altri Stati. Manfred Weber, leader del Ppe, da cui Orban fu espulso, guarda con ottimismo al futuro e spera nel nuovo leader dell’opposizione Peter Magyar, che con il suo partito Tisza ha ottenuto un ottimo risultato alle scorse Europee. «Capisco che tu sia nervoso - lo ha pungolato -. Proprio come Pavel ha sconfitto Babis nella Repubblica Ceca e Tusk ha sconfitto Kaczynski in Polonia, Tisza e Peter Magyar ti sconfiggeranno in Ungheria».
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