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Cinque Stelle cadenti: il risultato più basso dal 2013. Casaleggio tuona: "Se ne vada"

Edoardo Sirignano
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I 5 Stelle si fermano al 9,99%. Le Europee non sono mai state il punto di forza dei pentastellati, ma era dal 2013, dai tempi dell’uno vale uno, che il Movimento non era sceso così in basso. Prima dello scrutinio si pensava a una forbice tra il 12 e il 15%, ma nessuno si immaginava di ritrovarsi sotto questa soglia. Nel Nord Est si è andati addirittura oltre il 6%. Va meglio al Sud e nelle Isole, dove ci si attesta intorno al 16%. Detto ciò, come già aveva sottolineato il capo politico Giuseppe Conte, nella sede politica di via Campo Marzio, si tratta di un «risultato deludente». Lo stesso ex premier, incontrando i giornalisti, aveva parlato della necessità di «una riflessione interna per capire le ragioni di un verdetto, che nessuno si aspettava».

 

 

Acquisita, dunque, la necessità di «un dialogo più intenso col Pd», fino a ieri osteggiato e che di fatto dopo questa tornata è la prima forza d’opposizione. Se i dem eleggono ben 21 eurodeputati, il M5S ne avrà solo 8 di cui 4 della società civile. Il più votato al Sud, l’unica circoscrizione in cui si è riusciti a ottenere 3 seggi, è l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, seguito dall’ex deputata Valentina Palmisano e dall’eurodeputato uscente Mario Furore. Nel Centro, invece, scattano due caselle. La prima per l’ex calciatrice Carolina Morace, mentre la seconda dovrebbe andare all’ex senatore Gianluca Ferrara, essendo Dario Tamburrano dietro di una manciata di voti. Ci sarà solo un eletto, invece, nelle Isole, dove scatta l’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, così come al Nord Est, che riconferma l’uscente Sabrina Pignedoli e al Nord Ovest, dove primeggia il giornalista Gaetano Pedullà.

 

 

Tra gli esclusi diversi i volti noti, soprattutto tra coloro che avrebbero dovuto iniziare il secondo mandato. Per citare qualche nome illustre: l’europarlamentare uscente Maria Angela Danzì, il consigliere capitolino Giuliano Pacetti, l’ex senatore Sergio Romagnoli, l’ex deputata Valentina Palmisano, passata alle cronache per aver dato della caciottara alla premier. Cresce, dunque, il malcontento alla base. Diversi gli attivisti che, nella mattinata di ieri, hanno evidenziato come l’apertura del premier all’associazionismo e soprattutto il non superamento della regola del doppio mandato abbiano penalizzato e non poco il Movimento. Qualche portavoce, in Transatlantico, avrebbe addirittura parlato di altra partita, se ci fossero stati in campo i vari Roberto Fico, Paola Taverna e soprattutto Virginia Raggi. Non è detto, dunque, che lo stesso Conte resti a capo per molto. Non a caso tra i primi a intervenire è il redivivo Danilo Toninelli, che rivela come al M5S «manca Beppe Grillo, Conte è un tecnico».

 

 

Nelle ultime ore, secondo i ben informati, starebbe prendendo forma una vera e propria congiura verso l’ex premier. Non sarà semplice farlo saltare, considerando gli equilibri odierni, ma in politica nulla è scontato. C’è chi, ad esempio, parla di un avvicendamento con l’ex fascia tricolore di Torino Chiara Appendino, anche se i risultati in Piemonte, dove da soli non si è andati oltre l’8%, rendono il cammino impervio. Tra gli scontenti pure il vice di Conte Michele Gubitosa che non è riuscito a eleggere la pupilla Maura Sarno. Ecco perché, mai come in questo momento, il legale di Volturara Appula deve serrare le file. Anche perché c’è chi già ne approfitta come quel Davide Casaleggio che attacca: «Risultato disastroso, dovrebbe dimettersi. Ha trasformato il movimento in un partito personale».

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