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Governo, il dato "impressionante": +28 miliardi in dieci mesi per lo Stato

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Christian Campigli
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Avrebbero dovuto spaccare i conti pubblici. I mercati finanziari avrebbero sbranato il nostro Paese i risparmi dei contribuenti. Gli evasori si sarebbero moltiplicati a vista d'occhio. I servizi essenziali (sanità in primis) sarebbero stati tagliati e i pensionati sarebbero letteralmente morti di fame. A leggere oggi queste nefaste previsioni viene quasi da ridere. Ma è sufficiente tornare indietro con la mente ad agosto, settembre 2022, durante l'ultima campagna elettorale, per ricordare come il centrosinistra paventava questo scenario apocalittico agli Italiani. Che, per fortuna di tutti, non li hanno nemmeno lontanamente presi in considerazione. L'ennesima dimostrazione che la strada intrapresa, pur tra mille difficoltà, sia quella giusta giunge dall'attenta analisi dell'Ufficio studi della Cgia.

 

Per le casse dello Stato sarà un Natale con i fiocchi. Nei primi dieci mesi di quest’anno l'erario ha incassato 28 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2022 (pari al +4,4 per cento). “Maggior gettito impressionante, pari a 1,4 punti di pil che, sicuramente, è destinato ad aumentare ancora, visto che con le scadenze fiscali di novembre e dicembre è molto probabile che le maggiori entrate tributarie e contributive riferite a quest’anno cresceranno ancora di parecchi miliardi”. Ma l'aspetto più significativo è come l'incremento non sia riconducibile ad un aumento del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese, precisa la Cgia, ma dalla combinazione di alcuni aspetti congiunturali distinti, come una moderata crescita economica avvenuta nel 2023, l’aumento dell’inflazione, l’incremento dell’occupazione e il rinnovo di alcuni contratti di lavoro.

 

Nel 2023, altro aspetto da sottolineare, la pressione fiscale è in calo al 42,5 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al dato 2022, ai livelli pre-Covid. Una strada corretta, ma che va ovviamente portata avanti. Infatti, la media dei 27 Paesi Ue si è attestata al 40,6 per cento, 2,7 punti in meno che da noi. Sono cresciute soprattutto Ires e Irpef, se la prima ha subito nei primi dieci mesi un incremento rispetto allo stesso arco temporale del 2022 del 15,7 per cento (+4,3 miliardi di euro), la seconda, invece è salita dell’8,2 per cento (+13,6 miliardi di euro). Tra le imposte indirette, invece, il gettito dell’Iva è aumentato dell’1,7 per cento (+2,2 miliardi di euro). 

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