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Saviano "graziato" per gli insulti a Meloni: dovrà pagare mille euro

Dario Martini
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Nel 2020, dallo studio di Piazza pulita, su La7, nel corso di una puntata in cui si parlava delle tragedie dei migranti che muoiono nel Mediterraneo, dette della «bastarda» a Giorgia Meloni, allora solo parlamentare e non ancora presidente del Consiglio. Nello specifico, un insulto per il quale Roberto Saviano è andato a processo per diffamazione. Ieri la condanna del tribunale monocratico di Roma che gli ha comminato una multa di mille euro. Il sostituto procuratore Pietro Pollidori aveva chiesto diecimila euro. Il giudice ha ritenuto che la somma giusta fosse dieci volte più bassa. Gli ha riconosciuto anche le attenuanti generiche tra cui quella di aver agito «per motivi di particolare valore morale», dichiarando la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziario. Ma il suo difensore, l’avvocato Antonio Nobile, ha annunciato ricorso in appello.

 

 

Lo scrittore ha sempre sostenuto che utilizzare una parola come quella per definire una persona fosse un suo legittimo diritto di critica. Anche ieri lo ha rivendicato, prima e dopo la sentenza di condanna. Quando ancora non conosceva il risultato del processo, ha reso dichiarazioni spontanee in aula. «Ritengo il comportamento di Giorgia Meloni un’intimidazione. Pur nell’assurdità di essere portato a giudizio dal presidente del Consiglio per averla criticata, non c’è onore più grande che può essere dato a uno scrittore che vedere le proprie parole mettere paura a un potere tanto menzognero». Poi ha continuato: «Può il potere politico difendersi non nel processo ma dal processo? Rivendico la legittimità della mia critica. Quando un giorno ci si chiederà come è stato possibile lasciar annegare tutte queste persone in mare il mio nome non sarà tra quelli dei complici. Oggi - ha detto - sono qui senza Michela Murgia, che mi è sempre stata accanto. Davvero stiamo accettando che il potere politico pretenda che il potere giudiziario delimiti il periodo nel quale può muoversi uno scrittore? È così difficile notare la sproporzione tra chi ha il potere politico e chi ha solo le proprie parole? Sono abituato a pagare un prezzo per ogni parola. È importante che il tribunale sappia che la scelta è stata fatta.

 

 

Impedire il dissenso significa colpire a morte il cuore pulsante della democrazia». Ciò che si giudicava ieri, però, non era la libertà o meno di critica. Ma se certi termini, nello specifico «bastarda», costituissero o meno diffamazione. Dopo aver ricevuto la condanna a pagare una lieve multa, Saviano ha rincarato la dose: «Perdere oggi è esempio di ciò che accadrà domani, porta ancora di più a capire che situazione stiamo vivendo, con un potere esecutivo che cerca continuamente di intimidire chiunque racconti le loro bugie. Oggi sono fiero di aver fatto questo processo, il giudice ha riconosciuto un aspetto morale e questo mi ha fatto sorridere. Ho notato moltissimo in questi mesi il tentativo continuo, basta vedere la cancellazione della trasmissione, di questo governo di fermare, intimidire non tutti, ma solo coloro la cui voce temono. Esattamente come fa Orban - ha aggiunto - La parte civile ha chiesto 75 mila euro: uno degli obiettivi di questo governo è mettere le mani addosso economicamente a chi li contesta. Questa macchina politica non si fermerà. Ho ancora processi con Salvini e con i loro amici.
Non mollo contro queste bande».

 

 

È un fiume in piena: «Questa condanna è simbolica ma è inizio di altro. Questa banda utilizza lo strumento dei processi per combattere chi li critica. Per quanto mi riguarda disprezzo questo governo, sin da quando gli esponenti attuali erano all’opposizione, per quanto riguarda le loro posizioni, su donne e migranti». Pronta la replica dell’avvocato Luca Libra, legale di Giorgia Meloni: «Bastardo non è una critica ma sempre un insulto, anche per il dizionario è sempre un termine dispregiativo. Il diritto di critica anche per la Cassazione non può travalicare nell’uso dei termini e dal rispetto delle persone». Secondo il legale, «sostenere che Giorgia Meloni stia perseguitando qualcuno è assolutamente falso. L’imputato ha usato un linguaggio eccessivo, volgare e aggressivo; è possibile fare critica ma nessuno è al di sopra del codice penale» ha aggiunto Libra, che al termine del suo intervento ha chiesto un risarcimento di 75mila euro più una provvisionale non inferiore a 50mila euro.

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