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Elezioni europee, tutti contro tutti: partiti in ordine sparso

Pietro De Leo

Dopo l’estate la clessidra comincerà a scandire il percorso verso il prossimo giugno, mese in cui si svolgeranno le elezioni europee e sarà un appuntamento spartiacque sia nella definizione dei rapporti tra i poli sia, ovviamente, per il futuro governo comunitario. Il sistema di voto è proporzionale, dunque ogni partito (con qualche eccezione, come si vedrà) correrà da sè. E dunque il racconto è sugli equilibri, anche interni ai partiti che gli esiti delle urne definiranno e sulle future alleanze post voto nel contesto europeo. Quest’ultimo tema orienta il dibattito nel centrodestra. Lo schema ipotetico di partenza è quello di un’alleanza tra Ppe, Liberali e conservatori (per quanto ci siano perplessità, tra i popolari, su alcuni partiti identitari nella famiglia conservatrice). Uno scenario che però è in balìa anche dei risultati nazionali che stabiliscono le altalene di consenso tra singole forze. In Spagna, per esempio, il Partito Popolare ha ottenuto un ottimo piazzamento, conquistando numerosi seggi. Ed è andata invece molto al di sotto le aspettative Vox, forza conservatrice alleata in Europa di Giorgia Meloni. Occorrerà analizzare, quest’anno, un altro esito, quello polacco, dove l’antagonismo tra un partito della famiglia PPE, «Piattaforma Civica», e il «Pis» dell’area conservatrice chiarirà ulteriormente il quadro.

 

  

 

Qui da noi, al momento nel centrodestra ci sono due visioni. Una è quella espressa da Antonio Tajani, che guarda, appunto, all’abbraccio tra popolari, conservatori e liberali. Tajani, che da trent’anni è punto di riferimento del Ppe in Italia, non ha espresso alcuna preclusione per la presenza eventuale, in quest’alleanza, della Lega. Il problema, però, si crea con gli alleati del partito di via Bellerio nel gruppo Identità e Democrazia, ovvero il movimento Rassemblement National di Marine Le Pen e i tedeschi di AFD. Verso di loro c’è uno sbarramento chiaro, nel Ppe, a livello centrale. Mentre Matteo Salvini continua a non voler rinunciare all’intesa con queste due forze. Per quanto riguarda Giorgia Meloni (che guida la famiglia dei conservatori) e Fratelli d’Italia, a quanto pare il tema alleanze sarà un dossier demandato alla «fase 2» post elettorale. Importante, poi, è lo scenario sul piano delle dinamiche dei singoli partiti. Forza Italia con le Europee, affronterà il primo, grande test dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, per perpetuare l’essenza di una proposta liberale di centrodestra e continuare ad essere la colonna del Ppe in Italia. In questo scenario, certamente lo sfaldamento del Terzo Polo può indirettamente aiutare, perché di fatto sbriciola la concorrenza al centro. Poi ci sono Fratelli d’Italia e Lega. Il partito di Giorgia Meloni affronterà la sfida europea dopo oltre un anno e mezzo di guida dell’Esecutivo, e sarà anche un «test» che misurerà l’evoluzione da partito di opposizione pura a partito pienamente incardinato nelle prassi di governo. Evoluzione che potrebbe lasciare scoperta qualche «quota» di fianco destro, riflesso della tradizione del partito.

 

 

Alla conquista di quell’area più identitaria potrebbe mirare la Lega di Matteo Salvini, puntando forse a ripetere quel percorso intrapreso, con una certa efficacia, una decina d’anni fa. Capitolo Terzo Polo, qui la situazione è molto fluida e le parole pronunciate l’altro ieri da Carlo Calenda ad Agorà lasciano intendere l’abbandono del progetto di una corsa comune con Italia Viva. Capitolo sinistra. Le elezioni europee segneranno i rapporti di forza tra Pd e Movimento 5 Stelle, condizione di partenza necessaria per un eventuale ricostruzione del campo largo, obiettivo su cui, mese dopo mese, paiono comparire barlumi di volontà politica a differenza che in passato. L’esame più difficile, però, lo affronterà Elly Schlein. Da un lato, dovrà garantire una buona resa elettorale del partito in generale. Dall’altro, però, dovrà anche fare in modo che i candidati di sua diretta espressione (si parla, ovviamente per ipotesi, di Cecilia Strada, così come di Laura Boldrini e di Lucia Annunziata) raggiungano un buon risultato, specie qualora dovessero correre nomi come Dario Nardella o il presidente del partito (già sfidante uscito sconfitto al congresso) Stefano Bonaccini. Entrambi gli obiettivi, infatti, sono funzionali ad Elly Schlein al mantenimento della propria leadership, dopo le prove disastrose del 2023 sul territorio che fanno mormorare, e non poco, molti esponenti di struttura, quel bacino che bocciò la segretaria nel primo turno delle primarie, svoltosi con il voto dei circoli. Hanno invece le idee chiare Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, colonne di Alleanza Verdi-Sinistra. Un recente articolo scritto a quattro mani sul Manifesto prefigura una corsa unica per le europee dei due soggetti, allargata ad altre realtà di ispirazione «civico-progressista». L’idea ha senz’altro un senso, ma incontra, per ora, qualche perplessità all’interno dei Verdi, dove c’è chi teme di diluire l’identità del partito.