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Pd in tilt sugli eco-vandali. Gualtieri condanna, Schlein li giustifica ancora

Pietro De Leo
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Di nuovo, il doppio binario. C’è la linea dei sindaci, che vivono il territorio, tutti i giorni hanno a che fare con il degrado (con alterne fortune) la cura dei monumenti, l’impatto di ogni gesto umano sulla città. E poi c’è lei, Elly Schlein, nella sua bambagia ideologica "inclusiva" fatta di buonismo e de-responsabilità. Ieri gli attivisti di Ultima Generazione si sono esibiti a Roma, in Piazza di Spagna, gettando nella fontana della Barcaccia un liquido a base di carbone vegetale. Un atto di vandalismo che costituisce l’ultimo capitolo di una serie ormai troppo affollata di casi. Il primo cittadino di Roma, Roberto Gualtieri, Pd, ha condannato il gesto con parole dure e inequivocabili. «Hanno compiuto un atto illegale, dannoso e sbagliatissimo. Bisogna essere severi – ha spiegato - non bisogna colpire il nostro patrimonio. Condividiamo i temi della sensibilizzazione dei cittadini sul rischio dei mutamenti climatici ma questo non è il metodo giusto. Non è rischiando di danneggiare il nostro patrimonio che si aiuta l’ambiente». E ancora, l’iniziativa contro la Barcaccia, secondo il sindaco «suscita una collera generale, il tema della difesa dell’ambiente è importante e non va perseguito con azioni stupide e per rimediare alle quali è richiesto uso di acqua, energia e quindi sono in contraddizione con la difesa dell’ambiente». Posizioni nette, da parte di chi ha il polso del territorio. Poi arriva lei, Elly Schlein, che invece lascia un margine di perdonismo. «Non sono metodi che condivido. Detto questo, però, ho visto da parte delle istituzioni dei toni che cercano di spostare l’attenzione dalla luna al dito: le mobilitazioni che abbiamo visto in queste anni, dal primo sciopero di Greta Thunberg, indicano una luna che dobbiamo guardare tutte e tutti». E ancora: «Quella rabbia si sta manifestando perché c’è una frustrazione per la mancanza di risposte dalla politica. Io sono lì per cercare queste risposte».

 

 

 

Insomma, vandalizzare un monumento, secondo la segretaria Pd, è del tutto secondario. Un doppio registro che si era già osservato in occasione dell’imbrattamento della facciata di Palazzo Vecchio, sempre da parte degli attivisti di Ultima Generazione. Il sindaco Dario Nardella (Pd anche lui) che, trovandosi sul luogo, si lancia per fermare uno dei due vandali, apostrofandolo in maniera comprensibilmente dura. E poi Schlein che «al di là del metodo scelto» sfoderava, anche lì, la storiella del dito e della luna. «Loro -disse degli attivisti - stanno solo chiedendo di ascoltare la scienza. Perché se non l’abbiamo fatto sulla pandemia non lo facciamo sul clima?». Insomma, quasi come se gli imbrattatori fossero i virologi dell’ambiente. In quella che è una presa di posizione inspiegabile se non con un buonismo equilibrista fino all’autolesionismo, in realtà c’è una chiave di lettura ben precisa. Identitaria, nello specifico. Elly Schlein appartiene a quel progressismo contemporaneo che ha il suo tratto distintivo nella liquidità assoluta, anche culturale. Nella demolizione delle differenze qualsiasi esse siano. Una sinistra autocensoria che fa dell’autoincolpazione il suo mantra, dell’ideologia woke lo stendardo da innalzare per la conquista del mondo. Una ideologia che si nutre di «qui ed ora», di «futuro» ma aborrisce il passato. Per questo, l’indignazione di fronte al monumento deturpato viene vista come un qualcosa da trogloditi, un «guardare al dito», un limite. Loro, di monumenti, non hanno bisogno. Anzi, dove possono, li buttano giù anche, perché costruiti in epoche senza democrazia, utilizzando il lavoro di schiavi o manovalanze senza diritti. Per questo, i vandali di Ultima Generazione sono costola, per nulla incrinata, di questa nuova sinistra.
 

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