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tangentopoli ue

Qatargate, uno scandalo esempio dell'ipocrisia "sinistra"

La «tangentopoli» in salsa Ue ha travolto politici eletti con il Partito Democratico. Matteo Renzi: «Le responsabilità sono personali ma la doppia morale è evidente»

La nemesi dei progressisti europei. Pronti, da sempre, a puntare il dito contro gli imprenditori, le partite iva, i professionisti. Rei, a loro detta, di evadere costantemente le tasse e di approfittarsi del sistema fiscale senza alcuna pietà. Democratici solo a parole, ma lesti a incassare sontuose mazzette e a indirizzare la politica continentale a favore di Paesi arabi che non spiccano certo per tolleranza nei confronti di cattolici, donne e gay. A distanza di due mesi, il Qatargate, la Tangentopoli in salsa Ue, continua a far discutere. Non serve infatti essere un investigatore dotato del fiuto di Sherlock Holmes per capire che siamo solo all'inizio di un’inchiesta che rischia di travolgere buona parte del Parlamento europeo.

Ma facciamo un passo indietro. Era il 9 dicembre del 2022, gli italiani erano divisi tra chi seguiva i mondiali di calcio - nonostante la nostra nazionale non partecipasse - e chi invece si dilettava nel cercare regali per il Natale ormai alle porte. I quotidiani, quel giorno, aprirono con la notizia della perquisizione negli uffici di Eva Kaili.

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Gli inquirenti mandarono gli agenti belgi negli uffici e nell'abitazione del vice presidente del Parlamento Europeo. Ventiquattr’ore più tardi si ebbe la conferma del fermo dell'europarlamentare ellenica. Ma Eva Kaili non era la sola indagata: vennero infatti arrestati anche il padre, che secondo gli investigatori, avendo annusato puzza di bruciato, era prossimo alla fuga in qualche paradiso caraibico e il fidanzato della politica greca, Francesco Giorgi. Quest'ultimo è stato l'assistente parlamentare, nella passata legislatura, di Antonio Panzeri, a sua volta arrestato dagli uomini in divisa. A casa dell'ex segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, in carica dal 1995 al 2003, eletto nelle fila del Partito Democratico, incredibilmente venne ritrovato mezzo milione di euro in contanti. Sì, avete letto bene. Mezzo milione. Una cifra enorme, soprattutto per chi pretendeva che Italiani ed Europei pagassero anche un misero caffè esclusivamente con la carta di credito, per non aggirare il fisco. In sostanza, la solita, patetica sinistra dalle due facce, quella pubblica e quella privata. Ovviamente Panzeri si trovava in magnifica compagnia: infatti valigie e borsoni pieni di soldi vennero trovati anche nelle case di Giorgi e Kaili. I magistrati considerarono quelle le prove regine, impossibili da confutare, la famigerata «pistola fumante».

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Nella vicenda vengono coinvolti anche Luca Visentini e Niccolò Figa-Talamanca. Quei soldi, tantissimi, sono serviti per uno scopo preciso e, decisamente, poco nobile. Alcuni eurodeputati (gli inquirenti, sin da subito, si convincono che il numero di politici coinvolti sia molto più ampio) sarebbero stati pagati dal Qatar e dal Marocco per orientare le scelte di Bruxelles a favore di queste due nazioni. Una distinzione deve essere sottolineata con rigore: non si tratta di una normale, logica e del tutto legale azione di lobbying portata avanti per ottenere scambi commerciali vantaggiosi o per pianificare nuove infrastrutture. No, qui si parla, in modo chiaro e netto, di un'enorme attività di corruzione.

Secondo i media belgi, vi sarebbe agli atti un'intercettazione della moglie di Panzeri, nella quale si citerebbe il nome di Abderrahim Atmoun, l'attuale ambasciatore del Marocco in Polonia, in passato membro del parlamento marocchino e particolarmente attivo a Bruxelles. I magistrati, che stanno indagando su uno dei peggiori scandali del Dopoguerra, sono convinti che nel centro studi del Marocco in Belgio sarebbe stata allestita una sorta di base politica di Rabat. Nel 2018 venne scattata una foto che ritrae Atmoun e Panzeri insieme ad un altro protagonista della vicenda, Andrea Cozzolino, europarlamentare eletto con il Pd.

Un'inchiesta complessa e difficile, nata almeno tre anni fa. I magistrati, già nel 2019, osservarono con un certo sospetto una votazione, passata con più di quattrocento sì. Un accordo, nello specifico, sulla pesca tra l'Unione Europea e il Marocco. Ovviamente Panzeri votò a favore di un documento successivamente bocciato senza appello dalla Corte Europea ventiquattro mesi più tardi. Quella norma includeva anche i territori del Sahara Occidentale, rivendicati da Rabat, ma sulla cui sovranità ancora oggi ci sono posizioni divergenti. «Panzeri se ne andò dal Pd perchè diceva che io ero contro i valori della sinistra. Ma quali erano questi valori?- ricordò Matteo Renzi commentando lo scandalo Qatargate - Le responsabilità penali sono personali. Certo è che in alcuni casi c'è una sorta di doppia morale, di ipocrisia, questo vale soprattutto a sinistra. Quando le cose le fanno gli altri sono corrotti e pericolosi, se è in casa loro sono compagni che sbagliano. Non va bene. I moralisti senza morale non hanno più futuro».

Assai interessante anche la pista qatariota. Il cui principale fine era quello di esentare dai visti i cittadini dell'emirato che desideravano viaggiare all'interno del Vecchio Continente. Una misura approvata dalla commissione Libe (libertà civili, giustizia e affari interni) il primo dicembre scorso. Un voto al quale, incredibile a credersi, partecipò anche Eva Kaili. La quale espresse il suo parere favorevole, in contraddizione con la stragrande maggioranza del suo gruppo parlamentare di riferimento, i Socialisti e Democratici. Un altro punto fondamentale era la gestione degli ultimi mondiali di calcio. Doha chiedeva di rendere meno pressanti le posizioni europee sul rispetto delle rivendicazioni dei lavoratori e dei diritti civili. Un'inchiesta ancora agli albori, che tira in ballo complessi, ma fondamentali equilibri geopolitici mondiali e l'onestà di un gruppo politico, quello rappresentato dalla sinistra europea, da sempre molto attento alla morale altrui. E assai poco alla propria.

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