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Governo Meloni pronto a cambiare il Pnrr, al via il negoziato con l'Europa

Dario Martini
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Domani pomeriggio Giorgia Meloni incontrerà Ursula von der Leyen. Uno dei temi principali al centro del faccia a faccia a Palazzo Chigi sarà il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La discussione verterà sulla richiesta italiana, ormai sostenuta da diversi partner Ue, di rinegoziare parte del piano. Alcuni obiettivi, o "target" come vengono chiamati, sono considerati superati, in un’Europa profondamente cambiata rispetto a due anni fa, quando il Pnrr fu ideato. In ballo c’è la prossima tranche da 18,4 miliardi che Bruxelles deve sbloccare in favore dell’Italia per finanziare i 27 obiettivi (12 entro marzo, gli altri 15 entro giugno) che vanno raggiunti nei prossimi sei mesi.

Alla luce della crisi energetica, esplosa in seguito alla guerra in Ucraina, ci sono alcuni progetti che vengono considerati poco "performanti". Come quelli, ad esempio, che riguardano la mobilità a idrogeno. Come sottolineava ieri il Sole 24 Ore, due anni fa l’«idrogeno verde» era considerato la tecnologia del futuro. Oggi questa convinzione è venuta meno. Ci sono due bandi che puntano ad assegnare le risorse per realizzare nove linee ferroviarie sperimentali e quaranta stazioni di rifornimento sulla rete stradale. Al momento si è registrato scarso interesse. Le Ferrovie si sono già sfilate. Altri operatori potrebbero presentarsi, ma centrare l’obiettivo di nove linee è ritenuto irraggiungibile. Così come viene considerato superato il progetto delle quaranta stazioni a idrogeno sulle strade italiane. Meglio, quindi, dirottare questi fondi su altri progetti di mobilità verde, soprattutto alla luce della forte accelerazione degli ultimi anni nel settore dell’elettrico. Uno dei 27 obiettivi riguarda proprio quest’ultimo tema. Andranno aggiudicati tutti gli appalti pubblici per la costruzione di 2.500 stazioni di ricarica rapida di veicoli elettrici in autostrada e almeno 4.000 in aree urbane.

La rinegoziazione del Recovery con la Ue passa anche dall’attività portata avanti da Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr. Entro questo mese il Consiglio dei ministri approverà il decreto legge per semplificare le procedure volte a sbloccare i cantieri. Inizia ora, infatti, la fase più delicata, quella della «messa a terra» delle opere, come ha ricordato Meloni durante la conferenza stampa di fine dicembre. Molte infrastrutture sono attese da tempo, come ad esempio la Gronda di Genova, la nuova autostrada a nord del capoluogo ligure. Sono iniziati in questi giorni i lavori al cosiddetto "lotto zero", propedeutico all’avvio degli scavi delle gallerie che costituiranno l’ossatura dell’opera. Ma mancano ancora il via libera del Consiglio dei lavori pubblici e la firma finale del ministero delle Infrastrutture. Nulla osta che dovrebbero arrivare entro fine gennaio.

L’altro dossier di cui parleranno domani Meloni e von der Leyen è quello dell’immigrazione. L’Italia, come noto, chiede un maggior coinvolgimento dei partner Ue. L’obiettivo è mettere in piedi un vero coordinamento europeo per bloccare le partenze illegali dal Nord Africa. Mentre la presidente della Commissione farà pressioni sul capo del governo italiano affinché il salvataggio in mare dei migranti non sia mai messo in discussione.
 

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