Mistero sull'emendamento sul tetto agli stipendi, Perosino: “L'avevo ritirato, riapparso all'improvviso”
Qualcosa non torna sull’emendamento che ha consentito la deroga sul tetto agli stipendi dei manager pubblici, inserito nel testo del dl Aiuti bis contro i rincari delle bollette. A parlare al Corriere della Sera è il senatore Marco Perosino di Forza Italia, con dichiarazioni che stupiscono: “Non chiamatelo emendamento Perosino. Io non c’entro nulla. Non è mio. Io ne avevo firmato uno, peraltro non era una mia proposta ma lo avevo sottoscritto per gentilezza. La formulazione originaria riguardava solo l’equiparazione dei vertici delle forze di polizia al comandante generale della Guardia di finanza e quindi in totale riguardava 3 o 4 persone l’ho firmato. Ma poi l’ho ritirato. Era morto. Non c’era più”.
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“Dopo - spiega l’esponente azzurro - è riapparso misteriosamente tra gli emendamenti riformulati a firma commissione riunite. Ma nessuno mi ha chiamato dal governo o dalla commissione. È passato in maniera subdola. Nessuno si è accorto del voto a riguardo perché nell’elenco degli emendamenti riformulati segnalati non c’era. Non si fa così, se mi fosse stato chiesto un parere sull’allargamento sarebbe stato negativo. Non è nelle mie idee. Anche se qualcuno mi ha chiamato per dirmi che è giusto pagare anche gli alti vertici dello Stato altrimenti i più bravi se ne vanno. Ma non va bene”. E ora? Perosino traccia il percorso: “Credo e spero che sarà rettificato con un ordine del giorno che impegno il governo a farlo nella prima occasione utile”.
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