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Referendum, condannati all'ingiustizia: gli italiani disertano le urne. Vince l'astensione

Pietro De Leo
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Il miracolo non è avvenuto e, come previsto, solo una minoranza di italiani ha risposto all’appuntamento con i quesiti referendari sulla giustizia. L’affluenza, secondo le proiezioni Consorzio Opinio per la Rai si attesta tra il 19 e il 23%. I primi exit poll certificano una prevalenza dei sì per tutti i quesiti, per quanto non in ampiezza bulgara (circa il 54% sulla legge Severino, 56% sulla custodia cautelare e poco meno del 70% sugli altri tre temi). Stante questa percentuale di cittadini al voto sarà difficile da rivendicare l’esito sul piano politico: la consultazione, infatti, conquisterebbe il ben poco edificante primato di meno partecipata della storia.

 

Si tratta, evidentemente, di una grande occasione persa per un pronunciamento popolare su un tema che riguarda le libertà e i diritti individuali e ha condizionato gli ultimi 30 anni di vita democratica e mediatica del nostro Paese. E questo, contrariamente alle aspettative maturate all’inizio del percorso, quando i cittadini si mettevano in fila per firmare ai banchetti di Lega e radicali.

 

Una brutta aria sul referendum, che faceva presagire il mancato raggiungimento del quorum, già tirava da settimane. La senatrice di +Europa Emma Bonino, radicale, aveva puntato il dito sul segretario leghista: «Il coinvolgimento di Salvini è arrivato in corsa su un’iniziativa del Partito Radicale ma, raccolte le firme, sembra ora non gli interessi più la buona giustizia». Dal suo canto, il leader di via Bellerio aveva denunciato scarsa attenzione dei media verso l’appuntamento: «Le televisioni - aveva detto durante un evento elettorale - stanno vigliaccamente cancellando i referendum». E negli ultimi giorni aveva anche lanciato un appello al Capo dello Stato Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Mario Draghi affinché ricordassero «agli italiani che votare al referendum è un diritto. Chi non vota poi non si lamenti se la giustizia non cambia per i prossimi 30 anni».

 

Ieri, all’ora di cena, fonti della Lega facevano comunque trapelare il ringraziamento verso chi si è recato al voto «nonostante tutto». Tirando le somme, la maggior parte del quadro politico era schierato sul sì. Oltre ai partiti promotori, Forza Italia, i centristi, una porzione di Pd. Fratelli d’Italia era per il sì su 3 quesiti. Per il no invece il leader dem Enrico Letta (con la maggioranza del suo partito), il Movimento 5 Stelle e la sinistra. Tuttavia, questo non è bastato. Anche di fronte alle voci plurime che non hanno fatto mistero di tifare per il mancato raggiungimento del quorum. A partire dalla comica Luciana Littizzetto e il suo sostanziale invito a non andare a votare nel suo monologo nella trasmissione «Che tempo che fa». Poi ancora il quotidiano Repubblica, che ha consigliato ai suoi lettori di scegliere il no «oppure non recarsi alle urne, per non consentire il raggiungimento del quorum». Stessa scelta da parte di Micromega. Sulla rivista di Magistratura Democratica, «Questione giustizia», la scelta di non andare a votare veniva definita come «non solo libera, non solo legittima, ma pienamente rispondente alla logica propria del referendum abrogativo».

 

A questo vanno sommate la scelta di votare un solo giorno e una congiunzione astrale di scenario particolarmente difficile, considerando la guerra in Ucraina, la crisi energetica e l’inflazione che, di fatto, al momento monopolizzano (soprattutto questi ultimi due temi) le preoccupazioni degli italiani. Il risultato è che il Paese ha bucato l’appuntamento con un momento di svolta. La cui esigenza non verrà per nulla mitigata dalla eventuale approvazione della riforma Cartabia.

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