Caos e defezioni tra i partiti, slitta il Dl Ucraina. Giorgia Meloni tranchant: “Maggioranza a pezzi”
Slitterà a domani mattina alle 10 il voto alla Camera sulle pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Fratelli d’Italia, al decreto che contiene le norme urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari derivati dal conflitto russo-ucraino. È la soluzione che si è profilata dopo che, per tre volte nel pomeriggio, è mancato il numero legale a causa delle assenze nella maggioranza. In una improvvisata riunione in Transatlantico al termine della seconda fumata nera, tra i rappresentanti dei gruppi di maggioranza, il vice presidente Andrea Mandelli e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà si è preso atto che, dato il numero elevato di assenze, era pressoché impossibile invertire la rotta e assicurare il quorum necessario.
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L’aula di conseguenza dovrebbe essere riconvocata per domani mattina alle 10, con qualche apprensione sui tempi (visto che il decreto scade il 20 maggio) ma sul quale il governo avrebbe in ogni caso messo la fiducia, che doveva scattare subito dopo il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità. «Siamo perfettamente nei tempi - ha commentato il ministro D’Incà in Transatlantico - entrò giovedì approveremo il decreto, non abbiamo alcuna preoccupazione».
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La situazione di crisi tra i partiti che sostengono il governo Draghi non sorprende Giorgia Meloni, che ha affrontato la questione a margine della presentazione del libro di Vittorio Feltri al Circolo Aniene: «Un commento sulla mancanza del numero legale oggi sul dl Ucraina dovete chiederlo agli altri partiti, non a noi... Non siamo noi che dobbiamo garantire la presenza per un provvedimento del governo che ha il 95 per cento dei parlamentari a suo sostegno... Credo che i problemi ce li abbia la maggioranza, che ormai mi pare abbastanza a pezzi...».
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