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Nuovo Pdl, "troppi ostacoli". La verità sull'unione Matteo Salvini e Silvio Berlusconi

Pietro De Leo
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La suggestione emerge, periodicamente, come una specie di fiume carsico. E quello attuale è uno di quei momenti in cui è riaffiorata. Il partito unico di centrodestra. Rifarlo, o quanto meno, mettere in strada un percorso. Se ne riparla, nei rumors e nei “semmai”, per quanto appaiano evidenti tutte le difficoltà del caso.

Eppure, qualche elemento a buon propendere c’è, se non altro sul lato Lega- Forza Italia, i due partiti che sono al governo e non hanno, negli ultimi tempi, distanze programmatiche evidenti. Condividono una linea anti-tasse in economia, e per la flat tax. Condividono il garantismo, stante l’impegno di Salvini per i referendum radicali che ricorda una iniziativa molto simile del 2013 ad opera di Berlusconi.

Sull’immigrazione condividono l’impostazione di fondo salviniana, per quanto in questo caso qualche esponente di Forza Italia con delle inclinazioni più liberal abbia storto il naso. Così come c’è un’area “dura e pura” della Lega che tiene il punto su una certa ostilità alle architetture europee, laddove invece Forza Italia è pilastro del Ppe. In questo quadro non vanno trascurate alcune istantanee che parlano. Come quella scattata nella nuova residenza di Berlusconi nelle settimane in cui si svolgevano le consultazioni tra i partiti per la formazione del governo Draghi.

Il leader di Forza Italia e quello della lega seduti assieme, a beneficio di obiettivo fotografico. Non era difficile intravvedere in questo fermo immagine una sorta di continuità tra i due leader. Che in questi giorni si ritaglia su varie ipotesi? Una federazione, forse. O magari un partito unico, riprovandoci con quell’esperienza, aggiornata ai tempi e ai protagonisti che fu il Pdl (il partito unico del centrodestra nato dall’accordo tra Berlusconi, Fini e i cespugli moderati, un’avventura che dopo appena un anno cominciò a perdere pezzi).

Un contenitore ampio dove conferire l’eredità politica di Berlusconi che potrebbe essere regista e padre nobile di tutta l’operazione mentre a Salvini avrebbe un ruolo di leadership più operativa. Queste sono le linee teoriche su cui dare più fondamento al “centrodestra di governo”, con il grande punto interrogativo su quale posizionamento potrebbe avere Fratelli d’Italia, oggi all’opposizione. Peraltro la leader Giorgia Meloni ha già bocciato l’operazione: “ vorrebbe dire lavorare per perdere e questo non ce l’ha in testa nessuno”.  

Contro l’ipotesi di un partito unico Lega-Forza Italia si pronuncia anche il network delle associazioni di destra che fanno capo alla Fondazione Rivolta Ideale. Il Presidente Domenico Gramazio e Adalberto Baldoni, che guida il comitato scientifico, hanno espresso un “fermo no a qualsiasi tentativo da qualsiasi parte che possa pervenire ad un partito unico del centrodestra. Solo un centrodestra inclusivo con le giuste differenze -ragionano Gramazio e Baldoni- può e deve essere il giusto equilibrio per la conquista del governo del Paese”.

In ogni caso, da entrambi i versanti, Lega e Forza Italia, siamo oltre la cautela. Salvini ha di recente lanciato un’alleanza tra gruppi alternativi alla sinistra in Europa. Tuttavia pare difficile, al momento, che questo voglia tradursi in una volontà di fusione e nuova strutturazione del centrodestra in Italia. Anche sul lato degli azzurri non ci sono, al momento, slanci. Esiste un “pour parler” sull’argomento, ma niente di più. Peraltro, difficile che possa compiersi qualche passo importante prima della prossima tornata alle amministrative.

Peraltro, servirebbe un’iniezione di forte volontà politica che, in poco tempo, metta fine a molte e frequenti criticità che si sono materializzate nel corso degli ultimi 10 anni. Sì, perché di fatto dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi, esattamente nell’autunno di un decennio fa, la coalizione si è spesso spaccata. Nell’appoggio al governo Monti, la Lega era fuori e l’allora Pdl dentro. Poi ci fu il governo Letta, Pdl dentro con Lega e Fdi (nata nel frattempo, fuori). Poi il Patto del Nazareno con un altro smarcamento di Forza Italia. Inizia la nuova legislatura: per un anno Salvini ha governato con il M5S, con Forza Italia e Fratelli d’Italia rimasti fuori.

Oggi, invece, è il partito di Giorgia Meloni ad aver scelto la trincea dell’opposizione. E anche quando i tre partiti erano tutti dallo stesso lato della barricata, non sono mancati momenti di distinguo e di frizione. E poi c’è il precedente dell’epopea Pdl, finita a stracci. Insomma, l’esigenza di una maggiore sinergia Forza Italia-Lega è nelle cose. Ma stavolta non si possono compiere errori.  

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