Pressing

Spinta per chiudere alle 23. Ma per ora Mario Draghi resiste sul coprifuoco

Filippo Caleri

Per ora non si cambia. Il calendario delle riaperture resta quello delineato dal premier Draghi nel corso della sua ultima conferenza stampa. L'allentamento sarà graduale e il coprifuoco resterà fissato alle 22. Mentre dal 26 aprile gli studenti delle scuole superiori (in zona gialla e arancione) tornano sui banchi di scuola. Sarà la riunione del Comitato tecnico scientifico e l'incontro con le regioni - molto probabilmente martedì - a definire il decreto legge che il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare tra mercoledì e giovedì e che dovrebbe contenere quel «rischio ragionato» di cui Draghi ha parlato. Ma le tensioni nella maggioranza restano. In particolare secondo i presidenti di centrodestra, capeggiati da Salvini e Meloni, l'inizio dello stop delle attività serali potrebbe prevedere qualche ora in più di libertà. L'idea della Lega è quella di allungare dalle 22 alle 23, una sola ora, che, nel caso di concessione da parte della maggioranza di governo, potrebbe significare un'altra bandierina da piazzare tra i risultati raggiunti nel governo dei migliori.

 

  

 

Un azzardo, visto che già da palazzo Chigi, è filtrata la totale contrarietà a un'ipotesi del genere per il mese di maggio. Ragionamento che potrebbe essere ripreso, invece, solo con l'arrivo della bella stagione e quindi a giugno. I ministri leghisti, poi, rischierebbero di trovarsi isolati in consiglio dei ministri sul tema, con anche i colleghi di Forza Italia perplessi verso una concessione di questo genere. Salvini però non si è fermato: «Chiedo di estendere le riaperture dei locali anche al chiuso e l'eliminazione del coprifuoco alle 22. Entro la metà di maggio. Bisogna ritornare alla normalità». Una delle ipotesi in casa Lega potrebbe essere quella di attendere venerdì prossimo prima di dare il via a qualunque provvedimento. E sulla base dei contagi, già segnalati in discesa, provare a forzare la mano al premier accettando l'ipotesi di delineare le riaperture in un Dpcm piuttosto che in un decreto legge. Tra le norme sarebbe inserita anche la possibilità di servire i pranzi anche all'interno dei locali e non solo fuori come finora stabilito. Un secondo Dpcm, poi, nel corso del mese di maggio ad aperture avviate potrebbe poi allargare le maglie degli orari e delle modalità di somministrazione in bar e ristoranti.

 

 

Non la pensa così però la ministra Mariastella Gelmini, capo delegazione azzurra nell'esecutivo: «Per ora il coprifuoco alle 22 è giusto, dobbiamo procedere con gradualità evitando movida e assembramenti. Si parte così e poi da giugno, se i contagi continueranno a scendere e le vaccinazioni a salire, siamo pronti ad aprire tutto anche al coperto, dai ristoranti, alle palestre». L'assetto sul tema è insomma ben definito e con il parere che gli scienziati consegneranno a Draghi, ci sarà poco spazio di manovra. Difficile, infatti, che il premier convochi una nuova cabina di regia con le forze di maggioranza, riunione non confermata anche da diverse fonti interpellate, proprio perché le linee guida sono state definite. Diverso è il discorso per il pass, che permetterà il passaggio tra regioni di diverso colore. Per ora, l'ipotesi più rapida è che il governo si affidi all'autocertificazione o alle certificazioni rilasciate dopo aver effettuato il tampone o dopo aver ricevuto il vaccino.

Intanto si lavora alla tessera, che dovrebbe essere gestita per produzione e consegna da posta sui dati forniti dall'autorità sanitaria, e per la quale servirà almeno un mese. In campo anche la possibilità di sfruttare una app con un codice a barre, meccanismo più celere e fruibili, però, ai più giovani. Infine la scuola. I sindacati premono per un ritorno con il rispetto massimo dei protocolli di sicurezza. Mentre per quanto riguarda la logistica, in settimana ci sarà un tavolo con il ministro Bianchi, il ministro Giovannini e le Regioni. Un tavolo chiesto dalle Regioni, precisa Massimiliano Fedriga, perché «sulle scuole c'è un limite fisico, perlomeno per quanto riguarda i trasporti, per esempio nell'attesa dell'autobus. Servono anni e non mesi per ordinare nuovi mezzi. E chiaro che bisognerà organizzare anche questo». E propone di rivedere «in modo consistente» gli orari di entrata ed uscita dalle scuole.