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Matteo Salvini zittisce Bianca Berlinguer: "Si riguardi i numeri"

Giada Oricchio
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A Cartabianca, il talk di approfondimento politico di Rai3, martedì 13 aprile, è botta e risposta tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e la conduttrice Bianca Berlinguer: “Speranza vede solo rosso, non va bene! Lo spieghi agli italiani”.

I colori delle Regioni, le dosi di vaccino, il caso del Ministro della Salute, Roberto Speranza. Matteo Salvini interviene a #cartabianca e sono scintille con Bianca Berlinguer: “Se sono sicuro che arriveranno 45 milioni di dosi? Non è questione politica, io ho parlato con il generale degli alpini Figliuolo e se lui garantisce io mi fido. È al lavoro da 40 giorni, Arcuri c’è stato un anno e la differenza è evidente. Le regioni viaggiano a rilento perché mancano i vaccini, la Lombardia potrebbe farne 180.000 al giorno, ma non può altrimenti fra tre giorni non ha più dosi. Certo se ogni giorno esce una novità negativa su AstraZeneca o Johnson&Johnson questo non aiuta. A Bruxelles hanno sbagliato clamorosamente i contratti e la gestione dei vaccini”.

La conduttrice gli chiede come possa invocare le riaperture senza Regioni in zona gialla e Salvini ribatte: “Il giallo non c’è perché un mese fa è stato cancellato per decreto!”, la Berlinguer replica: “Appunto, la situazione sanitaria non è sotto controllo con sole zone rosse o arancioni”, ma il leader della Lega si inalbera: “Se mi fa una domanda e posso rispondere, sono le 10 di sera, se mi fa parlare la gente a casa capisce meglio. Ecco, io dico che con i vecchi criteri scientifici quelli stabiliti dal Ministro Speranza e dal precedente governo fino a marzo, oggi 13 regioni sarebbero gialle. Se i contagi continuano a calare, tornare a riaprire usando distanza, prudenza e cautela è buon senso”.

I toni si inaspriscono quando la Berlinguer sottolinea che la Sardegna è passata in tre settimane da zona bianca a rossa ed è governata dal centro destra. Salvini sbotta: “Mi sembra davvero di parte, la scienza vale sempre, laddove la situazione è in miglioramento, si deve aprire come in Gran Bretagna, a San Marino, in Spagna, in Svezia. Se l’Europa sbaglia e fa morire migliaia di persone devo dire W l’Europa?! A Bruxelles si devono svegliare sullo Sputnik V, l’AIFA ci deve dire se va bene o no”. Sul tema caldo della possibile data delle riaperture delle attività (in particolare ristorazione e piccoli imprenditori) ormai sull’orlo del fallimento, Matteo Salvini affonda: “Il 2 giugno? Mi auguro che per quella data sia aperta tutta Italia, ma già da aprile buona parte delle città italiane deve aprire se la situazione migliora ancora. Si deve pensare di tornare alla vita, al lavoro e allo sport laddove la situazione è sotto controllo. Non accetto il discorso di Speranza che vede solo rosso, va bene solo dove la situazione è grave”.

La giornalista replica: “Ce l’ha con Speranza, lo sappiamo, ma mica è cattivo che ci vuole tenere chiusi…” e Salvini: “Lo raccontino agli italiani visto che ha aperto e chiuso, aperto e chiuso. Io sono d’accordo con Draghi: se la scienza dice apri, apri e se dice chiudi, chiudi”. E la Berlinguer: “Appunto, la scienza non ci ha ancora detto di aprire”. L’ex ministro degli Interni si dice favorevole alle manifestazioni di piazza se “portano civilmente le loro proteste e proposte, ma chi insulta i poliziotti non è un lavoratore, è un imbecille. Quello che cerco di far capire a Speranza è che non può continuare a chiudere tutto”. Ed è di nuovo battibecco con Bianca Berlinguer: “Ma lei ce l’ha con Speranza! Se decide tutto lui, voi che ci state a fare?” e Salvini: “Noi stiamo lavorando a uno scostamento di bilancio da 40 e non 20 miliardi, questo ci sta a fare la Lega al governo”. Ma la conduttrice sussurra che si è sempre parlato di 40 miliardi per il nuovo decreto e il leader della Lega si agita: “No però se lei continua a parlare sotto… metta la redazione a digitare su google e scoprirà che all’inizio erano 20 miliardi. Se le proteste contro l’esecutivo di cui faccio parte mi preoccupano? No”.

L’ultima frecciatina è per Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, unico partito all’opposizione e in alto nei sondaggi: “Se mi chiede di decidere tra gli interessi della Lega e quelli degli italiani, io scelgo gli  italiani, è il momento della ricostruzione post bellica, non quello di fare interessi di partito. Questa situazione viene prima di ogni interesse e convenienza politica, in più essere dentro mi permette di incidere. Se sono fuori, protesto e urlo, però non porto a casa la trippa per gli italiani”.

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