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Caos Lega dopo i ballottaggi. Bordata dei fedelissimi a Salvini: "Da Giletti era cotto..."

Il centrodestra torna a mettere in discussione la leadership del "Capitano" dopo la batosta elettorale

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A Catania era andata in scena la marcia della solidarietà a Matteo Salvini degli alleati. Ma è bastato l'esito dei ballottaggi per riportare aria di tempesta nel centrodestra e a rimettere il leader della Lega nel mirino dei competitor. Ma a farsi sentire, per lo meno ufficialmente, per una volta non sono stati Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Ma uno stesso leghista, quel Giancarlo Giorgetti che sembra vivere con sempre più sofferenza la linea sovranista del segretario.

La preoccupazione sulla "tenuta" della Lombardia, dove la Regione a guida leghista è stata messa sotto pressione dalla gestione della pandemia, è forte. Persa Lecco - seppur per 31 voti - persa Legnano e persa Saronno: qui se si va avanti così - ragionano in via Bellerio - non vinciamo nè a Milano nè a Varese l’anno prossimo e rischiamo di perdere le Regionali nel 2023. Il tema delle amministrative del 2021 poi è molto presente nelle riflessioni che fanno i dirigenti del centrodestra in questi giorni. "Per Salvini i ballottaggi sono andati malissimo a Reggio Calabria e a Chieti, dove, sbagliando i candidati, ha perso due partite che si potevano vincere a tavolino", sostiene un big di FdI. "Se va avanti così, rischiamo un bagno di sangue alle amministrative del 2021, penalizzati anche dal fatto che vanno al voto città dove siamo deboli come Bologna, Napoli, e Torino. Le due grandi sfide saranno Roma e Milano, ma ora ci dobbiamo mettere pancia a terra e scegliere dei buoni candidati".

Ad aprire la riflessione sulla strategia assente nel centrodestra era stato il governatore ligure Giovanni Toti, all’indomani le Regionali del 20-21 settembre. Toti aveva chiesto a Salvini di smettere la maglia della Lega e indossare di più quella del leader della coalizione e dare vita a una costituente del centrodestra. Ma le critiche sono presenti anche in FI. "È chiaro che Salvini da solo non è più in grado di trascinare la coalizione", si ragiona tra gli azzurri, che chiedono una maggiore "valorizzazione". "Fallito il "sorpasso" da parte di Meloni, con la sconfitta di Raffaele Fitto in Puglia, ora occorre pensare a una strategia. È chiaro che FI è fondamentale perché la coalizione non sia troppo sbilanciata a destra".

Matteo Salvini ha perso parte del suo "tocco magico" e non è più in grado di fare tutto da solo: serve una strategia politica per rilanciare la Lega e tutto il centrodestra. È la riflessione che domina il partito di via Bellerio e Forza Italia, all’indomani del risultato deludente dei ballottaggi della amministrative, mentre Fratelli d’Italia continua a godersi il trend positivo di crescita nei voti. Tra dirigenti e parlamentari leghisti si è registrato grande entusiasmo per il modo in cui il segretario ha gestito l’udienza preliminare di Catania, senza attaccare frontalmente i giudici e gli ex colleghi di governo. Ma la doccia fredda dei ballottaggi - soprattutto il risultato in Lombardia e al Sud - ha "spento" ogni soddisfazione. Non che si metta realmente in discussione la leadership di Salvini, ma nei gruppi parlamentari, tranne pochi "falchi", come Claudio Borghi e Alberto Bagnai, ormai tutti condividono la riflessione di Giancarlo Giorgetti sulla collocazione della Lega in Europa e sulla necessità di un movimento del partito verso posizioni più moderate, di centro. Posizione condivisa anche dagli amministratori, a partire dai governatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. Senza mettere in discussione la "generosità" del capo, che "non si risparmia" per il partito, una virtù che tutti gli riconoscono, i leghisti chiedono un ritorno alla centralità del buongoverno sul territorio e la definizione di una strategia più strutturata che non sia solo la leva sul consenso da "celebrity" di Salvini. E, in molti, tra i più vicini, gli chiedono di rallentare il passo, riposarsi, preoccupati per il suo stato di salute perché non si può arrivare la domenica sera "cotti in diretta da Massimo Giletti" dopo una settimana di flebo di cortisone per curare l’infiammazione alla spalla provocata dai troppi selfie. Anche sulla collocazione in Europa e sullo spazio da occupare al centro, nessuno si esprime in chiaro, ma le posizioni di Giorgetti sono abbastanza condivise, anche se è chiaro che si tratta di un processo lungo, che non si può avviare dall’oggi al domani.

Salvini è più scettico e anche oggi ha ribadito che non ha alcuna intenzione di entrare nel partito popolare europeo. Ma, tra gli ex lumbard, buona parte di parlamentari ed europarlamentari non sarebbe contraria ad avviare un dialogo con la nuova leadership della Cdu tedesca come propone Giorgetti. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio - il leghista che da più tempo siede in Parlamento - ha fatto sentire la sua voce anche oggi. "La politica è fatta così, si vince o si perde. Dire che abbiamo vinto in Lombardia non è vero - ha ammesso Giorgetti -. Se abbiamo perso abbiamo perso. Noi non siamo mica di quelli che quando perdiamo diciamo che abbiamo vinto".

Sul fronte interno leghista, ogni dialogo con il Ppe è comunque al momento una ipotesi non all’ordine del giorno e difficilmente potrebbe avvenire con Salvini alla guida del partito. Anche se Giorgetti - e una buona parte del partito - sul tema continua a insistere. Altro tema è il Sud. La Lega non solo non sfonda, ma nelle ultime consultazioni elettorali ha perso tanti voti rispetto al dato storico delle Europee del 2019. Nel partito è condivisa la riflessione che ora occorre superare lo schema del commissario lombardo inviato al Sud (tra gli altri, Stefano Candiani in Sicilia, Nicola Molteni in Campania, Christian Invernizzi in Calabria). Occorre "coltivarsi" una classe dirigente in loco, mantenendo semmai il commissario ma con a fianco un giovane locale.

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