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Berlusconi Cavaliere in rosso, bilancio horror per Forza Italia

Franco Bechis
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Quell'uomo paga davvero care le sue passioni. A Silvio Berlusconi quelle sentimentali sono costate 46 milioni di euro: la cifra condonata all'ex moglie Veronica Lario a chiusura tombale della lunga causa di divorzio. Quella politica - Forza Italia - più del doppio, visto che veleggia verso quota 100 milioni di euro come emerge dal bilancio 2019 del partito fondato dal cavaliere.

Berlusconi è creditore della sua creatura politica per 90,4 milioni di euro a cui si sono aggiunti negli anni 1,7 milioni di euro di interessi legali, per un totale di 92,176 milioni di euro. Ma il dissanguamento non finisce lì, perché nel bilancio appena pubblicato Forza Italia inserisce nei conti di ordine anche 7 milioni di euro relativo al pegno in titoli rilasciato a un istituto bancario per 3 milioni di euro da Silvio e per 4 milioni di euro da suo fratello Paolo Berlusconi. Garanzie al limite della nuova normativa sul finanziamento dei partiti politici (per cui esiste un tetto di 100 mila euro a singolo benefattore), ma necessarie perché ormai il partito è sull'orlo del fallimento. Anzi, fosse una società di capitali avrebbe da tempo alzato bandiera bianca e dichiarato il crac.

La legge salva i partiti politici da questa triste fine, ma non dai creditori che continuano a bussare alla porta e non trovando ascolto vanno a pignorare le poche entrate possibili del partito presso terzi. C'è l'Agenzia delle Entrate che reclama i 64.382 euro delle cartelle di pagamento emesse negli anni. Ma soprattutto ci sono ex dipendenti azzurri e qualche fornitore che alla fine hanno pignorato presso il ministero dell'Economia e delle Finanze 2,5 milioni di euro che rappresentano la somma del 2 per mille che ogni anno gli italiani indirizzano al partito di Berlusconi al momento della loro denuncia dei redditi: non è mai arrivato nulla nelle casse del partito e resta pignorato nelle casse di Roberto Gualtieri insieme all'ultima quota di rimborso elettorale mai corrisposta. In bilancio sono segnati in questo modo, ma quei soldi non sono più lì. Perché il 2 marzo scorso il giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Roma “con apposita ordinanza, al termine di una lunghissima procedura di riscontro, ha assegnato ai creditori privilegiati, rappresentati in gran parte da e dipendenti del movimento, ed ai creditori chirografari interessati, l'ammontare complessivo di 3.084.547 euro a valere sugli importi vincolati presso il ministero dell'Economia e delle Finanze e gli istituti bancario e postale”.

Difficile rimettere in sesto la situazione, perché di entrate ce ne sono davvero poche. Gli eletti e i sostenitori di Forza Italia hanno versato contributi per un totale di 1,170 milioni di euro contro i 4 milioni dell'anno precedente. In quel milione e rotti ci sono anche i 100 mila euro donati a fondo perduto ancora da Paolo Berlusconi , i 100 mila euro versati dalla Fininvest, i 25 mila euro di Confagricoltura e altri 55 mila euro di piccole società. Fra gli eletti i più generosi sono stati Alfredo Messina, ex manager del gruppo e ora tesoriere del partito, che ha donato 71.247,43 euro, il senatore Marco Perosino con 46.850 euro e Antonio Tajani con 45.600 euro. In compenso sono crollate le quote associative pagate dai militanti, che nel 2018 ammontavano a poco meno di un milione di euro e nel 2019 si sono fermate a 281.899 euro.

Secondo Messina il crollo è dovuto a “una specifica causa di carattere meramente politico, poiché legata al rinvio di larga parte dei congressi a livello provinciale e delle grandi città che avrebbero dovuto tenersi nel 2019 e che avrebbero consentito l'elezione dei rappresentati politici locali da parte di coloro risultati regolarmente iscritti al nostro partito. Tale imprevista circostanza ha spinto numerosi nostri simpatizzanti a non rinnovare per il momento l'adesione al nostro Movimento ed ha anche frenato l'iscrizione di nuovi sostenitori”.

La voragine nei conti non ha fine, e con il Covid anche il futuro non sarà roseo perché scenderanno per tutti gli importi del 2 per mille grazie alla caduta dei redditi degli italiani. Berlusconi sarà sempre di più un “Cavaliere in rosso”, tingendosi grazie ai bilanci del suo partito proprio di quel colore che in politica ha combattuto dal primo giorno della sua discesa in campo.

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