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il regalino agli irregolari

Case ai migranti, fermati in extremis. Il centrodestra blocca Zingaretti

In Consiglio regionale il centrodestra blocca Zingaretti e fa ritirare la norma per gli alloggi popolari agli stranieri irregolari

Case ai migranti, fermati in extremis. Il centrodestra blocca Zingaretti

Il centrodestra blocca il regalo di Zingaretti agli immigrati irregolari. In commissione Bilancio - dov’è in discussione la legge di Stabilità regionale 2020 - viene infatti approvato l’emendamento soppressivo dell’articolo 10, presentato dal centrodestra e approvato.

«Nicola Zingaretti si riempie la bocca ogni giorno di trasparenza e di legalità, poi nella legge di stabilità della Regione Lazio voleva destinare il 10% degli alloggi di edilizia residenziale pubblica a coloro che non sono in possesso dei requisiti - dice Orlando Angelo Tripodi, capogruppo della Lega alla Pisana e vicepresidente della commissione Bilancio - Questa porcata l’abbiamo fermata con un centrodestra compatto! Gli immigrati possono attendere, prima vengono gli italiani». «Un plauso ai consiglieri regionali della Lega Tribopi, Corrotti e Giannini - dice il segretario regionale e deputato leghista Francesco Zicchieri - per aver bloccato la priorità di Zingaretti: la casa agli immigrati. Per la Lega ci sono prima gli italiani e lo dimostreremo con atti concreti quando Zingaretti andrà a casa».

Adirato in commissione il capo di gabinetto del governatore Albino Ruberti. Un brutto colpo per Zingaretti, che, oltre che essere presidente della Regione Lazio, è segretario del Pd, «azionista» del governo Conte e determinante per la tenuta del governo rossogiallo. Per questo il cavillo inserito nell’articolo 10 della legge di Stabilità regionale diventa anche un caso nazionale. La norma, se fosse passata, avrebbe consentito di accedere agli alloggi popolari pur non essendo in possesso di determinati requisiti come la cittadinanza italiana o europea. Di fatto una scappatoia in grado di pregiudicare gli aventi diritto.
L’articolo 10, comma 3, lett. a) - ora soppresso dall’emendamento del centrodestra - prevedeva che a poter ottenere una casa popolare nel Lazio potessero essere individui anche non in possesso dei seguenti requisiti: a) cittadinanza italiana o di uno stato aderente all’Unione europea o di altro stato non aderente all’Unione europea, sempre che, in tale ultimo caso, il cittadino straniero sia titolare di carta di soggiorno o regolarmente soggiornante ed iscritto nelle liste di collocamento od esercitante una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo; b) residenza anagrafica od attività lavorativa esclusiva o principale nel comune od in uno dei comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso, salvo che si tratti di lavoratori destinati a prestare servizio presso nuovi insediamenti produttivi compresi nel suddetto ambito o di lavoratori emigrati all’estero, per i quali ultimi è ammessa la partecipazione per un solo comune.

Sul tema si erano levate immediatamente le proteste dell’opposizione, in particolare dei consiglieri della Lega Laura Corrotti e Daniele Giannini. «Il nuovo bilancio regionale a firma Pd-Zingaretti contiene un regalo natalizio gli italiani poveri – le parole di Giannini - spesso alle prese con iter biblici per l’assegnazione di un alloggio popolare: case Ater gratis e senza alcun requisito agli extracomunitari privi di cittadinanza italiana o permesso di soggiorno. Delle due l’una: o il segretario del Pd-presidente della Regione ignora i disagi dei nostri concittadini, oppure vuole essere parte attiva del progetto di invasione straniera incontrollata». Per la Lega l’articolo 10 avrebbe spalancato le porte delle case popolari a cittadini stranieri irregolari che avrebbero potuto ottenere un alloggio pubblico come sistemazione provvisoria.

Zingaretti non è nuovo a certe iniziative e a «sanatorie». Come documentato da "Il Tempo" un paio di anni. Nel 2017 infatti la Regione Lazio decise di riservare agli occupanti abusivi una quota di case popolari di circa 80 immobili. Con due delibere (la 109 e la 110 del marzo 2016) venne cambiato il regolamento di assegnazione degli alloggi popolari per favorire alcuni rifugiati appena sgomberati dalla Polizia in piazza Indipendenza e di altri stabili occupati abusivamente a Roma. Un colpo di spugna che pregiudicava i diritti e le legittime aspettative di chi da anni rispettava la legge e attendeva invano un alloggio.

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