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ecco i veri fascisti

Assalto a Salvini, tutti zitti

A Napoli insulti al leader della Lega e un esponente di sinistra cerca di passare alle vie di fatto. Bloccato dalla scorta per un soffio, ma questa volta non scoppia il solito coro di indignati. Anzi...

Assalto a Salvini, tutti zitti

Sarà pure vero che, come insegna Vladimir Propp in Morfologia della fiaba, quello che viene additato come il cattivo esercita sempre il fascino più attrattivo. E però quanti sono pronti a fargli la pelle! Tradotto in politica, Matteo Salvini. I sondaggi sorridono, le folle pure. Tuttavia il gorgoglio della criminalizzazione degli avversari porta con sé sempre il solito rischio di effetto collaterale, ossia che qualche sconsiderato, qualche violento possa passare da oscuri propositi alle vie di fatto. Se n’è avuta prova, qualche giorno fa, a Napoli, dove il leader della Lega si è recato per un appuntamento pubblico. Un video che gira sul web mostra l’ex ministro dell’Interno camminare per strada quando ad un certo punto gli si scaglia contro un uomo, inveendo in dialetto, probabilmente insulti. Intervengono gli uomini della scorta, e dunque pericolo sventato. Dalle notizie filtrate pare si tratti di un attivista di sinistra. La sortita non ha avuto conseguenze fisiche per Salvini, tuttavia si è materializzato un copione troppe volte visto, cioè quello dell’odio vero – e pericoloso - contro chi, con buona dose di mistificazione, viene additato come l’odiatore. A questo basta aggiungere la circostanza che vede l’arrivo di Salvini sotto il Vesuvio anticipata da una serie di scritte sui muri, tipo «Salvini, Napoli ti schifa», oppure «Odio la Lega» e ovviamente «Parlaci dei rubli». Un assaggio di quel che, in vista della prossima tornata di voto, potrebbe essere il revival di un turpe spettacolo andato in scena tra il 2014 e il 2015, quando Salvini, da poco giunto al vertice della Lega, affrontava la sua prima campagna elettorale delle regionali rivestendo quel ruolo.
Allora si ebbe l’aggressione di Bologna, quando un gruppo di scalmanati dei centri sociali costrinse il segretario leghista a rinunciare ad un sopralluogo in un campo rom e uno di loro riuscì a sfondare il lunotto dell’automobile su cui si allontanava. Era proprio il novembre 2014, cinque anni fa esatti, e nel periodo intercorso non è cambiato nulla. Sì, perché mentre in quei giorni il primo tour nazionale di Salvini veniva salutato dal mainstream come una sorta di greyser neofascista che riaffiorava dalle viscere della storia, in questi giorni assistiamo ad una nuova ondata di criminalizzazione. La colpa è stata quella di aver scelto l’astensione, assieme a tutti gli altri partiti di centrodestra, sulla mozione in Senato che istituisce una Commissione sull’odio. Mozione che parte dal condivisibile intento di contrastare l’antisemitismo e poi semina tranelli linguistici buoni a innescare veri e propri processi alle idee. Mozione che vede la prima firma di Liliana Segre, senatrice a vita testimone dell’orrore dei campi di sterminio, utilizzata in questo momento dalla sinistra, politica e culturale, come scudo per rendere incontestabile quella che è una vera e propria trappola politica. Tutti, nel centrodestra, hanno avuto parole di profondo rispetto e tributo alla sua figura, e ci mancherebbe. Ma l’astensione è stata paragonata ad un rigurgito neonazista e razzista. Come è stato oggetto di censura il fatto che Salvini, commentando le ignobili minacce che la senatrice Segre riceve, si è permesso di sottolineare la gravità di quelle destinate a lui.
Per esempio Andrea Romano, del Pd, vede in questa puntualizzazione di Salvini «una legittimazione di fatto dell’antifascismo». In che senso? «Affermare, come ha fatto Salvini, che "anche lui riceve minacce ogni giorno significa non vedere alcuna differenza tra le minacce rivolte da squadracce antisemite contro una sopravvissuta ad Auschwitz e le minacce che riceve qualsiasi politico”, e via con l’accusa al leader della Lega di aver «lanciato una rete verso il mondo dell’odio antisemita». Da Italia Viva, invece, Davide Faraone accusa il leader della Lega di «aver diviso il Parlamento su un tema che avrebbe dovuto vederci tutti uniti». Il segretario Pd Zingaretti si era spinto oltre: «Che vergogna questa destra sempre più a trazione Salvini che cede alla piazza San Giovanni piena di odio, rancore e violenza». Detto per inciso, la piazza di tre settimane fa a Roma è stata del tutto composta. Anche il calcio, poi, diventa il pretesto per l’anatema. Così la partita Roma-Napoli, sospesa per un minuto per via di cori discriminatori, fa dire a Nicola Fratoianni che «Salvini, Meloni e compagnia bella, in questo caso starebbero contro l’arbitro e con le frange razziste, visto il voto sulla commissione proposta da Liliana Segre». Insomma, la logica è sempre quella. Coprire con una coltre moralista una criminalizzazione martellante. Salvo poi far finta di nulla se qualcuno si sente autorizzato a passare alle vie di fatto.
Intanto, ieri pomeriggio, Matteo Salvini ha incontrato proprio la senatrice a vita Liliana Segre. Una chiacchierata lontana dai flash a casa della Segre, a Milano, per chiudere un periodo di polemiche aperto dall’astensione della Lega nel voto per l’istituzione della commissione contro le discriminazioni.

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