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Perde già pezzi il Conte mannaro

Solo 169 voti in Senato (due in meno del governo gialloverde) per il nuovo esecutivo. Il premier fa la faccia feroce e ancora una volta attacca Salvini. Ma non scalda il Pd

Perde già pezzi il Conte mannaro

Il governo Giuseppe Conte Due-la Vendetta è in piedi. E' piaciuto meno al Senato del Conte Uno con la Lega, pur avendo sulla carta una maggioranza più larga: con l'abito gialloverde la fiducia fu votata da 171 eletti a palazzo Madama, con quello rossogiallo i voti sono scesi a 169, e i maldipancia che questa volta sono stati esternati già al primo giorno non fanno presagire una navigazione tranquilla.

Il premier non ha solo cambiato il costume di scena come i supereroi, ma si è trasformato proprio come avviene nei fumetti della Marvel. Lo vedevi come un tranquillo Clark Kent, il problema oggi è che lui si sente Superman e non fa di nulla per tenerlo segreto agli occhi dei più. Una trasformazione incredibile che per altro dubito gli giovi. Da pacioso mediatore e tranquillizzatore, a combattente incendiario, capofazione incattivito verso il nemico numero uno Matteo Salvini. Anche ieri nell'aula del Senato si è potuto assistere attoniti al mutamento in Conte mannaro, che avremmo detto contrario alla sua stessa natura. Il premier ha esordito accusando Salvini di essere «rimasto fermo all'8 agosto, al momento in cui, con una certa arroganza e scarse cognizioni di diritto costituzionale, ha ritenuto, nell'ordine, di attivare unilateralmente una crisi di Governo - e questo è pienamente legittimo - ma poi, in più, ha ritenuto, ancora, di poter unilateralmente decidere di portare il Paese alle elezioni. Ancora più unilateralmente ha deciso di portare il Paese alle elezioni e alla campagna elettorale da Ministro dell'interno. E, ancora, ha deciso, sempre unilateralmente e arbitrariamente, di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i pieni poteri...». E tronco qui una citazione che invece è durata ancora per parecchi minuti, come se lo sguardo di Conte fosse ancora fisso li, la rabbia per il tentativo di spodestarlo dalla poltronissima di palazzo Chigi fosse ancora lì fresca come il primo giorno, ormai sedimentata e ostacolo a guardare avanti, a pensare a un futuro. Rabbia - quella di Conte - del tutto incomprensibile, perché sia pure con l'aiuto inatteso della manina di Matteo Renzi, sullo stesso trono di prima continua a sedere, e quello che evidentemente considerava più che un affronto personale un golpe, è stato sventato: è Salvini quello che ha perso tutto, non lui.

Invece gran parte del tempo degli interventi del Conte mannaro nelle sedute parlamentari è trascorso in invettive verso l'ex alleato, come se poco gli importasse di quel che avverrà d'ora in avanti. E non a caso tutto il resto è stato elenco freddo e noioso, vago e un po' deprimente. Bastava guardare i volti di chi gli stava a fianco nei banchi del governo, e la tristezza nel giorno del varo del nuovo governo che dominava le truppe rossogialle che offrivano quella fiducia turandosi un po' il naso per comprendere come questo governo non abbia come collante null'altro a tenerlo insieme se non vuoi il dispetto, vuoi proprio l'odio per Salvini e i suoi. Il Conte mannaro per altro non scalda i cuori per cui questa trasformazione è stata programmata a tavolino. Ho chiesto ieri se era piaciuto a un saggio del Pd come Luigi Zanda (oggi è il tesoriere del partito), e mi ha risposto ironico: «Intanto non sono uno studioso di Conte. Vedo che sta cercando di fare al meglio una seconda vita, ma io non mi innamoro di queste cose. Penso che stia cercando di fare una seconda vita, e che lui abbia avuto sul piano personale un trauma nella passata esperienza. Sembra che gliene abbiano fatte di tutti i colori...». Anche Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera, non pare appassionato di questa trasformazione del premier: «Il Conte mannaro al Senato me lo sono perso, sinceramente. L'ho sentito invece alla Camera. Si, mi sembra che voglia fare sentire il cambiamento anche personale. Lei dice che lo fa per fare innamorare il Pd?
Beh io sono innamorato solo di mia moglie...». Facile capire il perché di tanta freddezza: l'avversario di Salvini vuole farlo il Pd, e se il premier toglie loro questa missione, allora inizia proprio mettendosi nei guai...

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