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Grillo show al Circo Massimo: "Troppi poteri al Capo dello Stato"

Il M5S costretto a scaricarlo: "Non ha ruoli istituzionali"

Carlo Antini
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Sì, d'accordo, Di Maio ha il physique du rôle per fare il politico, ma un altro che infiamma il popolo Cinquestelle come Beppe Grillo ancora non esiste. La dimostrazione sta nel suo intervento conclusivo a "Italia 5 Stelle": il Circo Massimo è una bolgia e sobbalza ad ogni battuta o invettiva del garante e co-fondatore, che si presenta con una "manina" di plastica, scimmiottando la polemica sul decreto Fiscale. È lui, Beppe, ad accendere la miccia come e quando vuole. «Dovremmo togliere i poteri al Capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Un presidente della Repubblica che presiede il Csm, capo delle forze armate...Non è più in sintonia col nostro modo di pensare». La bomba esplode, ma sul palco c'è solo il mattatore di giornata. Il capo politico è dietro le quinte ad ascoltarlo, ma chiunque avrebbe pagato oro per vedere la faccia di Di Maio mentre Grillo pronunciava quella frase. Del resto, il comico genovese lo ha detto, tra il serio e il faceto, che «nessuno mette in difficoltà Luigi, solo io posso farlo...». E lo deve aver fatto davvero bene, se a distanza di qualche ora dalla fine della manifestazione, dal M5S si sono affrettati a far sapere che né le forze di maggioranza né il governo intendono riformare i poteri del presidente della Repubblica, sottolineando che Grillo non riveste ruoli istituzionali. Anche a Palazzo Chigi la notizia rimbalza come un fulmine a ciel sereno, tanto che fonti qualificate ricordano che nel contratto di governo con la Lega non c'è alcuna riforma dei poteri del capo dello Stato. Eppure il comico e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si erano salutati con affetto e grandi risate nel backstage. Anzi, a dirla tutta il premier, che ha parlato prima di Di Maio e dello stesso Grillo, era riuscito anche a scaldare i cuori pentastellati, prima raccontando che «molti hanno provato a dissuadermi dall'incominciare questa esperienza, invece ho accettato con convinzione», poi elencando tutti i punti chiave del programma M5S portati a casa dal suo governo, con una annotazione finale squisitamente politica: «Andremo avanti fino al 2023: scrivetelo. Tutti gli altri se ne faranno una ragione». Il capo politico, invece, ha parlato di prospettive future, del progetto di creare un nuovo gruppo politico nel Parlamento Ue che non sia né di destra, né di sinistra (estremi compresi), nel quale coinvolgere i vari movimenti europei. Dando appuntamento al mese di gennaio, o al massimo febbraio, per il manifesto di questa creatura che sta venendo alla luce. Non sono le uniche notizie uscite dalla due giorni del Circo Massimo. Perché sul palco si sono alternati tutti i ministri di matrice pentastellata. La responsabile della Difesa, Elisabetta Trenta, prendendo l'impegno «dello Stato e dei Carabinieri verso la giustizia» per la morte di Stefano Cucchi, ha annunciato lo stop al progetto di 'Pentagono italianò («risparmieremo 1,1 miliardi di euro»), la riduzione dei contingenti in Afghanistan e a Mosul e la riformulazione della missione in Niger. Il titolare dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha garantito per i musei» una settimana dal 5 al 10 marzo dove si potrà entrare gratis, poi otto giornate che ogni direttore potrà mettere quando vuole», inoltre le domeniche di »bassa stagione» da marzo a ottobre 2019 e l'apertura a 2 euro per i giovani tutto l'anno. Subito dopo è stato il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi, a illustrare i termini di un altro cavallo di battaglia pentastellato, l'abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali (tranne quelli speciali e per ipovedenti), che farà risparmiare 100 milioni all'anno allo Stato, garantendo progetti per l'educazione all'informazione delle nuove generazioni. Di «Pil e spread che non possono decidere il futuro di una nazione» ha parlato, invece il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore del Movimento, Gianroberto, citato spesso nella due giorni romana, strappando sempre grandi applausi. Poi è toccato a lui, a Beppe. Per 40 minuti unico mattatore di giornata. Per ascoltarlo è arrivata davvero tanta gente, molta più di quella del sabato, che a detta degli organizzatori avrebbe battuto il record di presenze delle varie edizioni di "Italia 5 Stelle". E Grillo non ha deluso il suo pubblico. Ricordando i valori del M5S, come per il caso Tap («la politica deve scegliere se vuole il gas sotto gli ulivi della Puglia»), ma anche per l'economia («non pensavo che Di Maio potesse mai andare in pubblico a dire "sono contento dell'outlook stabile"»). Le sue verità il garante le dice sempre con le battute, e in canna ne ha anche per la Germania («il debito non deve creare una colpa, perché se così fosse Berlino nel 1953 doveva pagare e invece non lo ha fatto») e la Francia («siamo pieni di psicopatici, di bambini violentati da anziani, come Macron»). Infine all'Europa fa sapere di non avere paura di spread e agenzie di rating. Però un problema ce l'ha: «Ora che siamo al governo la mia funzione si rovescia: a chi la devo fare la satira?». Non a Salvini, al quale non riserva nessun 'trattamento specialè: «Siamo diversissimi ma mantiene la parola data, un miracolo in politica». L'ultima se la riserva per i ministri Cinquestelle: «Quando sono arrivato ho visto le auto blu parcheggiate qui fuori, ho chiesto di chi erano. Mi hanno detto "zitto Beppe, sono quelle dei nostri"...». Ma nessuno mette il bavaglio a Grillo. Anzi, «all'Elevato».

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