Di Maio: "Al voto". Vuol dire che lascia?
Giggino se la prende col Pd e propone alla Lega le urne a giugno. Ma per lui sarebbe la terza elezione. E - da regolamento M5S - andrebbe a casa
Luigi Di Maio c'è rimasto male. Avrebbe voluto governare col Pd (contro cui fino a qualche mese fa diceva peste e corna) . Adesso che Renzi gli ha detto chiaramente che se lo può scordare, il capo grillino indica una nuova strada: «A questo punto per me non c'è altra soluzione: bisogna tornare al voto prima possibile». E vede già la sua cavalcata trionfale verso la vittoria. Forse, però, dimentica un piccolo problema. Il regolamento dei 5 Stelle gli vieta di riproporre la sua candidatura. Nel MoVimento, infatti, vige la regola del «doppio mandato». La seconda legislatura deve anche essere l'ultima. Certo, si sa, le norme - anche quelle auto imposte - sono fatte per essere cambiate. Ciò che fino al giorno prima era «sacrosanto» (parole di Di Maio) il giorno dopo può diventare superfluo. La scialuppa di salvataggio, in realtà, è già pronta. Tutti i grillini che come Di Maio sono alla seconda legislatura possono stare tranquilli. Nel caso in cui si andasse al voto entro pochi mesi i vertici del MoVimento sono propensi ad approvare una deroga ad hoc affinché si possano ripresentare tutti coloro che erano in lista il 4 marzo. Ecco perché i 331 parlamentari pentastellati (109 senatori e 222 deputati) non temono di andare ad elezioni anticipate. Di Maio ha spiegato il suo strappo... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI
Dai blog
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo