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Gli errori della sinistra sui profughi e la memoria corta di D’Alema

L'ex presidente del consiglio ha voluto rammentare come il centrosinistra, nella seconda metà degli anni ’90, ha gestito l’arrivo di migliaia di profughi dall’Albania

Gli errori della sinistra sui profughi e la memoria corta di D’Alema

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L’esodo degli immigrati ha risvegliato anche i ricordi dell’ex premier Massimo D’Alema, ma a quanto pare in modo distorto. Pochi giorni fa, ospite alla Fiera del Levante di Bari, «Baffino» ha voluto rammentare come il centrosinistra, nella seconda metà degli anni ’90, ha gestito l’arrivo di migliaia di profughi dall’Albania. «Noi – ha scandito D’Alema - possiamo raccontare una storia che ha avuto momenti drammatici ma è stata di grande successo: la vicenda difficile del rapporto con l’Albania. Ricordo gli anni della fuga degli albanesi e dell’immigrazione clandestina. E anche di come le classi dirigenti sule due sponde dell’Adriatico hanno saputo affrontare questo problema, creando le condizioni di una cooperazione».

Reminiscenze fantasiose. La realtà, infatti, propone avvenimenti ben diversi: tragici annegamenti, respingimenti in mare, blocchi navali e fallimenti di missioni umanitarie. Fatti che D’Alema ha accuratamente evitato di sottolineare. Il 28 marzo del 1997, ad esempio, con Romano Prodi al governo e Beniamino Andreatta alla Difesa, al largo di Brindisi una corvetta della nostra Marina militare, impegnata a bloccarne la navigazione verso le nostre coste, sperona e affonda l’imbarcazione albanese «Kater I Rades», provocando la morte di 81 immigrati e 27 dispersi. Di certo è questo uno dei «momenti drammatici» a cui ha accennato lo stesso D’Alema.

Ma l’allora segretario del Pds dimentica di dire che dopo quella sciagura sia la sinistra radicale che le organizzazioni internazionali, come l’Unhcr, pongono sotto accusa proprio il blocco navale che la compagine governativa chiama «pattugliamento». È solo un escamotage linguistico, tanto che quando la nostra Marina riceve l’ordine di intercettare i profughi sui barconi a ridosso delle acque territoriali albanesi, Prodi, Andreatta e chi li sostiene vengono accusati di applicare la stessa strategia di Maurizio Gasparri e Irene Pivetti, due dei politici più invisi del centrodestra. Luigi Manconi, portavoce dei Verdi, accusa l’Esecutivo di attuare un «blocco navale senza nessun accordo con il governo albanese», mentre l’ammiraglio Falco Accame imputa la tragedia proprio all’illegale blocco navale camuffato sotto il termine di «pattugliamento concordato», non previsto da alcuna norma di diritto internazionale.

Marco Pannella e Silvio Berlusconi si accaniscono: il primo definendo «imbecille» l’atteggiamento del governo Prodi, il secondo parlando di scelte «indegne di un Paese civile». Per l’affondamento dell’imbarcazione albanese, quell’Esecutivo rischia persino l’incriminazione, chiesta dall’Osservatorio permanente Italia-Albania, e la Chiesa, per bocca di monsignor Luigi Di Liegro, direttore della Caritas di Roma, definisce il blocco navale «scelta razzista da condannare insieme a chi l’ha autorizzato». Ma è proprio il segretario del Pds, forse anche da qui i ricordi sbiaditi, a respingere ogni accusa, spiegando che «non è giusto presentare il pattugliamento come un blocco che non c’è stato».

L’epoca della sinistra al governo alle prese con l’emergenza dell’immigrazione albanese fa segnare, inoltre, anche il fallimento della cosiddetta «missione Arcobaleno», un’operazione umanitaria messa in campo nel 1999 per accogliere e accudire i profughi kosovari in fuga dall’Albania. Presidente del Consiglio, quell’anno, non è più Prodi, ma proprio D’Alema. Gli sperperi di quella generosa iniziativa si rivelano da subito molti, tanto che un pubblico ministero, che di nome fa Michele Emiliano, apre un’inchiesta giudicata seria dallo stesso magistrato che però, poco dopo e prima del processo, molla la toga e si candida a sindaco di Bari con la sinistra. Il procedimento, che coinvolge funzionari di rilievo di quel governo, parlamentari ed ex deputati del partito del premier e anche Franco Barbieri, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio, lentamente si arena, fino alla prescrizione giunta nel maggio del 2012. Nella «grande storia di successo» rammentata da D’Alema alla Fiera del Levante, tutto ciò manca. Il tempo che passa, si sa, offusca i brutti ricordi e lascia vivi solo quelli apparentemente smaglianti.

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