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Il Family day contro i «mammi» gay

Un milione in piazza contro la «teoria gender» e la legge Cirinnà Protesta senza simboli di partito. Cattolici e musulmani insieme LEGGI ANCHE E il Pd si divide ancora

Il Family day contro i «mammi» gay

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Piazza San Giovanni anti-gender inondata da decine di migliaia di famiglie da tutta Italia già molto prima dell’appuntamento fissato per le 15.30: «Già più gente che per un concerto di Ligabue», si entusiasma Mario Adinolfi. Pullman giunti da ogni dove alla manifestazione «apolitica e apartitica» organizzata ieri nella Capitale dal Comitato «Difendiamo i nostri figli» guidato dal professor Massimo Gandolfini, cori inneggianti alla vita, applausi, le parole di Papa Francesco, palloncini, striscioni con messaggi inequivocabili: da «Ogni bambino ha diritto ad avere mamma e papà» a «Giù le mani dai nostri figli», «Dio maschio e femmine li creò» fino alla frase di Don Bosco «Dalla sana educazione dipende la felicità della Nazione». Deviazioni alla circolazione, metro chiusa. «Un milione” – secondo gli organizzatori - a Roma ìper tutelare la famiglia che rischia grosso, per riaffermare il diritto di mamma e papà ad educare i figli e fermare la "colonizzazione ideologica" della teoria gender nelle scuole e in Parlamento, bloccando sul nascere il ddl Cirinnà che consentirebbe, in prospettiva, adozione e utero in affitto per le coppie dello stesso sesso». Mescolati tra la folla un centinaio di politici e nomi noti che hanno aderito a titolo personale, tra cui Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Fabio Rampelli, Maurizio Gasparri, Alessandro Pagano, Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Eugenia Roccella, Roberta Angelilli, Olimpia Tarzia. Da Oltretevere arriva il messaggio di «benedizione» del presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, monsignor Vincenzo Paglia: «I nostri figli hanno il diritto di essere sostenuti da una famiglia fondata seriamente sul matrimonio». Poi la lettera del Rabbino capo di Roma Di Segni, quella dell’Agapo, della comunità ortodossa e dell’Associazione di persone amici di persone omosessuali che boccia senza mezzi termini la proposta di legge Cirinnà. Assente il ministro Alfano, si fa sentire via twitter. Un mix di credi religiosi, movimenti - dalle «Sentinelle in piedi» ai Neocatecumenali con il suo leader Kiko Arguelo, che si esibisce alla chitarra, fino al «Movimento per la vita» - e associazioni, comunità parrocchiali, laici, giovani, single, anziani: «Stamattina sono arrivati più di 10.000 pullman», aggiorna il portavoce dell’associazione La Manif Pour Tours Filippo Savarese. Presenti all’appello i rappresentanti protestanti di Alleanza Evangelica, quelli delle etnie africane, gli islamici. «Siamo qui a testimoniare la bellezza della famiglia oggi a rischio», dicono Patrizia e Valentina, sorelle, venute con i loro figli da Quartu Sant’Elena. «In 350 dal Sud della Sardegna, 7 pullman». «La differenza sessuale non è solo una questione culturale. Che siamo nati uomo e donna lo vogliamo dire liberamente. Non siamo contro nessuno, ma contro certe idee», precisa Pasquale, di Termoli, papà di tre bimbi. Carmela rimarca: «Non si può imporre l’educazione senza condividerla con i genitori». Ma in molti si rifiutano di parlare con i cronisti. Sul palco l’Imam responsabile della Moschea di Centocelle strappa ovazioni: «Siamo qui tutti insieme, musulmani e cristiani, per difendere la famiglia. C’è un progetto pericoloso che vuole inquinare i cervelli dei nostri figli». Le famiglie Aquino e Angori raccontano ai microfoni le difficoltà e le gioie incontrate nell’educare la loro numerosa prole e il ruolo della scuola. A spiegare il senso dell’iniziativa ci pensano i videoclip sul gender in sequenza girati dalle associazioni sostenitrici. «Il messaggio che il popolo delle famiglie manda da piazza San Giovanni all’Italia si riassume in tre parole-chiave: forza, coraggio e speranza. Vogliamo far capire che la famiglia è una cosa seria», sottolinea il magistrato ed ex parlamentare Alfredo Mantovano per il Comitato «Si Alla famiglia». Lanciando il monito nel suo intervento: «Da qualche mese la famiglia è un’istituzione bombardata: divorzio breve, divorzio facile, fecondazione eterologa, selezione genetica degli embrioni, separazione fra genitori biologici e legali, oltre alla grave imposizione gender nelle scuole. E la bomba che sta per essere lanciata: la legge sulle unioni civili, in sostanza matrimonio fra persone dello stesso sesso». E ancora: «Ci dicono: se due persone si vogliono bene perché non possono sposarsi? Non è questione di volersi bene. È che la Costituzione considera la famiglia più di qualsiasi altra comunità per una ragione precisa: perché senza la famiglia non nascono i figli e senza figli una Nazione muore. Mettere al mondo un bambino è il segno più grande di speranza. Diciamo no alle adozioni gay perché ognuno di essi ha il sacrosanto diritto di avere tutte e due le figure di genitore». «L’insofferenza a tutto quello che parla di maschio e femmina ha raggiunto il parossismo. E nell’epoca della comunicazione si restringe sempre di più il campo delle cose che si possono dire liberamente, c’è una sorta di polizia del pensiero», osserva la giornalista Costanza Miriano. Intervengono anche gli avvocati Simone Pillon e Gianfranco Amato. «Siamo testimoni di verità. Consideriamo una verità, non un elemento opinabile, che ognuno di noi è nato da un uomo e da una donna. Ci è stato concesso di vivere in un tempo ben strano, in cui testimoniare l’ordinario è diventato straordinario», chiosa Mario Adinolfi. A puntualizzare i primi frutti della mobilitazione ci pensa il professor Gandolfini: «Un primo effetto di questa iniziativa è stato lo slittamento alla prossima settimana del parere del governo sul ddl Cirinnà», dice. «Noi vogliamo intervenire prima che il Parlamento legiferi perché le esperienze di Francia e Spagna dimostrano che la protesta successiva alla promulgazione di leggi sbagliate, pur avendo un grande valore simbolico, non portano ad un risultato concreto». Il violento temporale che si abbatte sulla piazza fa calare il sipario prima del dovuto.

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