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E il principe sbotta: «Corteo ridicolo»

Emanuele Filiberto: l’Unione Monarchica non rappresenta i Savoia: «Assurdo abolire l’articolo 139: il nostro Paese ha ben altri problemi» LEGGI ANCHE Umi in piazza per cambiare la Costituzione

E il principe sbotta: «Corteo ridicolo»

50mo anniversario di Vogue

I monarchici scendono in piazza (pochi, circa 150 persone) e lui, il principe più famoso d’Italia, Emanuele Filiberto, proprio non ci sta. Una manifestazione per abrogare l’articolo 139 della Costituzione: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale» al principe-divo fa esclamare: «Surreale! Come il cinema di Buñuel».

Principe Emanuele Filiberto di Savoia, perché la manifestazione dell’Umi non le va giù?

«L’Umi è un gruppo di monarchici che non rappresenta noi di Casa Savoia. Trovo questa manifestazione totalmente ridicola. Chiedere oggi, in un’Italia che ha tutt’altri problemi, che ha tutt’altre preoccupazioni, l’abolizione dell’articolo 139 della Costituzione, è qualcosa di completamente inutile. Non ne vedo il perché. Invece di organizzare manifestazioni si farebbe meglio a provare a lavorare con il governo e con le forze politiche, per fare sì di superare presto questa crisi, far trovare lavoro ai giovani, aiutare le nuove generazioni».

Cosa non le è piaciuto?

«Sono sempre stato abbastanza contrario a tutte queste manifestazioni. Loro, quelli dell’Umi, volevano contarsi. So che uno dei dei membri, dei presidenti, Alessandro Sacchi, ha delle velleità politiche, di entrare anche come parlamentare, senatore, in qualche gruppo. Sicuramente si è detto: facciamo una manifestazione, tra virgolette monarchica. Perché io mi sono sempre dissociato. Se questo signore, Sacchi, ha delle velleità politiche, le coltivi, ma che lasci i monarchici fuori. Quella manifestazione ha rappresentato solo l’Umi, l’Unione Monarchica Italiana, che non fa capo a noi».

Chi rappresenta Casa Savoia in Italia?

«Casa Savoia, se si parla di Storia, non dovrebbe avere niente a che vedere con la politica. La Casa Reale è sempre stata al di sopra della politica. L’Italia è una Repubblica. Facciamo, con le nostre forze, con il nostro cognome, con il rispetto che, forse, abbiamo, con i valori che abbiamo e che abbiamo sempre tramandato, qualcosa per l’Italia. Ma la politica dev’essere fatta dai politici. Noi abbiamo molti altri modi di poter aiutare l’Italia, che non siano dei modi politici».

Un impegno per lei quotidiano?

«L’ho sempre fatto, con gli Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro. Durante l’emergenza a Genova abbiamo mandato dei Tir, con materiali di soccorso, stessa cosa l’abbiamo organizzata in Sardegna, e poi ogni volta che si può offrire qualcosa di concreto e che possiamo fare, perché non possiamo arrivare a tutto, lo facciamo con il cuore in mano».

E la manifestazione?

«Cerchiamo di capire il perché di questa manifestazione, la cifra di 150 persone è ridicola, volevano fare una cosa un po’ colorata. Avrebbe potuto benissimo farla lui, Sacchi, a sua nome. L’ha fatta a nome dell’Unione Monarchica, che non mi rappresenta, totalmente estranea a Casa Savoia. Io non ho nessun contatto con loro. Io ho dei contatti con le Guardie d’Onore del Pantheon, con il Movimento Monarchico Italiano, con tanti gruppi, anzi, con tutti gli altri, l’Umi è sempre stata estranea e, del resto, sostengono Amedeo d’Aosta».

Cosa bisogna fare, invece?

«C’è una questione molto più importante, in questo momento, se veramente vogliamo parlare di Casa Savoia: il ritorno delle salme. Ho scritto una lettera l’altroieri al presidente Renzi: spiegandogli l’iter com’è, com’era, cosa abbiamo fatto e cosa pensiamo. In quella lettera ho detto, oltre ad altre cose che sono private, che sarebbe la chiusura del cerchio della monarchia. Sarebbe la prova che oggi l’Italia repubblicana non ha più paura, né dei vivi, né dei morti. E che rispetta la sua storia, come dovrebbe fare. Umberto II, Maria Josè, Vittorio Emanuele III, la regina Elena è, oggi, normale che debbano riposare in Italia e al Pantheon».

E l’Umi?

«Non si può, da una parte, chiedere questo al governo, con tutto il rispetto, e, dall’altra parte fare una manifestazione, 150 persone, che fanno anche ridere, per chiedere l’abrogazione dell’articolo 139. È ridicolo! Lavoriamo con le forze politiche, aiutiamole. Oggi Renzi ha un enorme consenso, facciamo sì che il suo lavoro possa essere facilitato, possa andare avanti per un’Italia migliore, per una futura generazione che crede ancora nell’Italia e che non vuole partire, andare all’estero per lavorare. Diamo loro l’occasione di farlo. Questa è una cosa più importante. Invece l’articolo 139...».

Sul fronte del ritorno delle salme c’è qualche segnale?

«C’è qualcosa che si sta muovendo. Per questo non capisco questi signori. Ho letto degli articoli: l’Umi chiede il ritorno delle salme e, tre giorni dopo, fanno una manifestazione. Cosa deve pensare il governo che oggi dovrebbe dire sì o no? Chiedono una cosa e poi vogliono tagliare l’erba sotto i piedi, proponendo l’abrogazione di un articolo della Costituzione. Non ha senso. Ed è un peccato che ci sia il nome "monarchia", nell’Umi, ne facciano un altro: l’Unione di Sacchi in Parlamento, lasciassero fuori la monarchia. E che si può pensare leggendo le cose che dicono: si rispetta la volontà del povero re Umberto II. Mai nella mente di Umberto II sarebbe passata l’idea di fare una manifestazione per far cambiare qualcosa. Umberto II rispettava l’Italia, rispettava le leggi e rispettava la gente. E loro vanno contro tutto questo».

E allora, che fare?

«A mio avviso ci sono altri modi, l’Italia di oggi non ne può più di manifestazioni. Quelli, quegli altri, i Cinque stelle... ma almeno quando si muovono i Cinque stelle ci sono milioni di persone, per strada. Lavoriamo per un’Italia migliore, ma lavoriamo, non manifestiamo. E per che cosa, poi? Per qualcosa di surreale, siamo al livello del cinema di Buñuel».

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