La Roma di Pallotta finanzia il Pd di Renzi
La società alla cena di fund raising del premier Totti diserta l'invito all'ultimo. Rispunta Chierico
Negli Stati Uniti è un convinto sostenitore dei Repubblicani e non ha Barack Obama nel pantheon delle proprie simpatie politiche. In Italia però è ben lieto di sostenere i Democratici, quelli però di Matteo Renzi . Il nuovo stadio della Roma val bene un po' di trasversalità e James Pallotta ne è ben consapevole. Così alla cena di finanziamento del Pd al Salone delle Fontane dell'Eur - replica di quella milanese da 800 persone al The Mall - si presenta tutto lo stato maggiore della As Roma. C'è il presidente Pallotta. Ma ci sono anche Mark Pannes , il responsabile del progetto stadio, il direttore generale Mauro Baldissoni , il Ceo Italo Zanzi . Al tavolo pagato da Parsitalia ovviamente il costruttore Luca Parnasi . I vertici giallorossi si ritroveranno oggi in Campidoglio dove pranzeranno con il sindaco Marino, presente anche lui all'Eur. Doveva esserci anche il Capitano, invitato dal direttore di Europa - romanista sfegatato - Stefano Menichini . Ma Francesco Totti all'ultimo dà forfait: motivazione ufficiosa una festa di compleannno. Non avrebbe stupito vedere Totti da Renzi: la bandiera giallorossa in passato è stata spesso avvicinata a Walter Veltroni e non ha mai fatto mistero, nel 2008, di aver votato il laziale Rutelli sindaco contro Alemanno. Invitato - ma dichiaratamente non pagante - Odoacre Chierico , uno degli eroi dello scudetto del 1983. Renzi e la Roma. Strano connubio per uno che tifa Fiorentina. Ma all'Eur non c'è solo il premier, c'è tutta la Capitale che conta. Quel connubio tra politica e imprenditoria che caratterizza a Roma ogni cena di autofinanziamento politico che si rispetti. Menu mediterraneo, con piatti tradizionali della cucina romana e campana: ricco aperitivo di canapè con gamberi e zucchine alla scapece, voulevant con scaglia di grana, cestini con bufala e pachino, tartine con ricciolo di bresaola e caprino, bruschettina di salmone in salsa di agrumi (nei bicchieri è stato versato un classico prosecco). Come primo piatto sformatini di parmigiana di melanzane con bufala e basilico; ravioli di cacio e pepe con pachino e fili di limone. Come secondo filettino di manzo con spinaci, alle mandorle e carotine saltate. Per il dessert, mousse ai tre cioccolati con meringhe stick e ciuffetti di panna dolce e caffè. Il generone romano non si fa certo pregare per partecipare. Così accanto ai politici (l'ombra del premier Luca Lotti , i ministri Maria Elena Boschi e Marianna Madia , il tesoriere Pd Francesco Bonifazi , il sottosegretario Angelo Rughetti , il presidente del Pd Matteo Orfini , Giuseppe Fioroni , Enrico Gasbarra , Bruno Astorre , Goffredo Bettini , Raffaele Ranucci , il sindaco di Roma Ignazio Marino , il governatore del Lazio Nicola Zingaretti , Ernesto Carbone , Walter Verini , Simona Bonafè , Enzo Amendola e l'ex Sel Gennaro Migliore ) ci sono i fratelli Toti , Chicco Testa , il regista Fausto Brizzi con la moglie, l'attrice Claudia Zanella , il direttore generale Lamborghini Umberto Possini , il chirurgo Sasha Thomas , il re del polistirolo Paolo Cerù , i leader del bike sharing Verrecchia e Dosi , il presidente dei farmacisti Augusto Luciani , l'avvocato Raffaele De Luca Tamajo , il tributarista Raffaele De Stefano . Orfini, pur essendo contrario all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, fa spallucce: «Una volta abolito, è necessario rivolgersi ai privati e in questo senso va bene essere qui». A Milano 800 persone, a Roma oltre 600. Costo della cena: mille euro a persona. Tradotto: un milione e mezzo d'incasso per le esangui casse del Pd con un passivo di oltre 10 milioni. L'imprenditore Chicco Testa è navigato: «Queste cene si fanno da decenni. Io le ho fatte con Rutelli, con Veltroni, con Zingaretti e forse anche con Bersani... Quindi non è cambiato nulla». Il regista Fausto Brizzi racconta ai cronisti: «Matteo è un amico, lo conosco da tempo, l'ho sostenuto, ci credo e per questo sono qui». Chi non c'è perché non ci crede è la minoranza bersaniana, da Gianni Cuperlo a Stefano Fassina passando per tutti gli altri dissidenti. «Dispiace il mancato impegno di Cuperlo per l'autofinanziamento del partito: gli introiti serviranno anche a salvare i posti di lavoro del nostro partito ed evitare che i dipendenti vadano in cassa integrazione - polemizza Carbone - Rimane poco comprensibile che proprio una personalità come Cuperlo impegnata nella difesa del ruolo dei partiti risulti poi, nei fatti, poco sensibile alle esigenze di mantenimento della struttura».
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