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«Monti fino al 2013»

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FinanziamentoBersani: una riforma per dimezzare i fondi pubblici

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Anchenel centrosinistra. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha annunciato che presenterà una proposta di riforma del finanziamento ai partiti con la richiesta del dimezzamento dei fondi pubblici. Sono due gli interventi previsti nella proposta predisposta dal Pd: il taglio del 50 per cento della prossima tranche dei rimborsi già previsti e l'introduzione per il futuro di un sistema che prevede la metà degli attuali fondi. Dopo la difesa del finanziamento ai partiti, insieme ad Alfano e Casini, Bersani torna dunque sull'argomento proponendo questa volta di scendere sotto la soglia dei 100milioni l'anno, quasi la metà dei 180 milioni che oggi percepiscono i partiti. E rivolto a Berlusconi rilancia: «Il Pd mantiene la parola data e per noi si vota nella primavera del 2013. Se Berlusconi ha problemi lui, lo dica ma mi consenta di lasciare a me la parola sul Pd». E se l'ex premier teme una vittoria della sinistra, per Bersani ha ragione: «Certo, c'è questo rischio per lui». L'attacco a Berlusconi arriva durante la conferenza stampa convocata per annunciare, simbolicamente alla vigilia del 25 aprile, una stretta decisa ai costi della politica. Il Pd ha steso le linee guida di una riforma dei finanziamenti ai partiti che prevede un dimezzamento da subito dei fondi «dai 182 milioni del 2011 a 90 milioni», un co-finanziamento attraverso piccole donazioni private, un tetto alle spese elettorali, controlli severi sui bilanci. «Mentre il Paese tira la cinghia, la politica deve tirarla due volte», ha sottolineato il segretario del Pd. «Come Pd, facciamo una proposta che cerca di rispondere all'esigenza di riconoscere un elemento costitutivo di tutte le democrazie, i partiti», ha spiegato, «perché non cadano nelle mani del più ricco della città». E certo anche perché non cadano sotto i colpi dell'antipolitica. «Sotto la pelle del paese ci sono populismi in cerca d'autore» è tornato a ripetere mettendo in chiaro che «il problema non sono i tecnici». Semmai il populismo, dice Bersani, è nel «tentativo del centrodestra di cogliere questi umori, magari ribattezzando il partito Viva la mamma». Ma parlando di populismo Bersani pensa soprattutto a Beppe Grillo. «Ha preso abbrivio qualche anno fa da umori che rivelavano questioni vere e ora a poco a poco va a cercare consensi un po' da tutte i lati». Ma a questo, ha avvertito, «non si può contrapporre la sclerosi della politica che non sa criticarsi, bisogna riformarsi». L'articolato della proposta sul dimezzamento dei fondi ancora non è pronto; si è deciso di limarlo con cura per evitare rilievi. Ma è questione di giorni e il Pd premerà per una corsia preferenziale alla Camera per la proposta del segretario e a quella a firma congiunta Alfano-Bersani-Casini sul controllo dei bilanci. L'obbiettivo è accorpare i due testi e vararli in fretta, come ha spiegato Dario Franceschini, «lasciando giustamente la parte attuativa dell'art.49 della Costituzione nel suo percorso meditato e naturale in commissione Affari costituzionali». «Bisogna risolvere questa vicenda entro l'estate», ha chiesto Bersani. Secondo Berlusconi il Pd vorrebbe andare al voto con questo sistema elettorale. Ma sentendo Bersani non sembra così. Il segretario del Pd punta il dito contro chi avrebbe di mira un semplice «restyling» della legge attuale, e sottolinea la volontà del partito di abbandonare per sempre il porcellum: «Le condizioni ci sono perchè conosco la nostra disponibilità. Invito il centrodestra a riflettere sul doppio turno, la via giusta è quella». Una linea confermata da Massimo D'Alema: «L'impegno del Pd è quello di arrivare ad una nuova legge elettorale entro la fine della legislatura. Noi da soli però non bastiamo, ma siamo ugualmente fortemente impegnati, e invitiamo tutti a impegnarsi per fare la riforma». Per il presidente di Italianieuropei sarebbe apprezzabile «che ci fossero alcune riforme istituzionali, come ad esempio la riduzione del numero dei parlamentari e altre riforme costituzionali. Però non sarebbe giusto legare le due cose insieme. I tempi delle riforme istituzionali -osserva D'Alema- alla fine potrebbero metterci in una situazione in cui non si riesce neanche a fare la riforma elettorale». Di fatto, però, la sensazione di stallo è resa più palpabile dalla decisione degli sherpa dei partiti al lavoro sulla riforma del sistema di voto di rinviare il nuovo round di incontri dopo il voto delle amministrative del 6 e 7 maggio, per dedicarsi alla campagna elettorale sul territorio. Il tempo, però, stringe. La consapevolezza c'è, come dimostra anche il seminario di Arel con, fra gli altri, Enrico Letta, Luciano Violante, Pier Ferdinando Casini.

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