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L'Unità torni nelle bacheche di casa Fiat

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L'Unità non può essere esposta nella bacheca sindacale delle fabbriche Magneti Marelli di Bologna e di Bari. Chiunque nel gruppo Fiat abbia preso questa decisione, ha sbagliato. E non voglio pensare che sia frutto della mente di Sergio Marchionne, come dicono i suoi avversari. Ho sempre guardato con attenzione e favore il suo lavoro, è un manager eccezionale, con una visione del mercato dell'automobile e un merito che neppure il suo più duro avversario potrà mai mettere in discussione: ha salvato la casa di Torino da un declino che appariva scontato. E proprio per questo mi sorprende che in due stabilimenti importanti del gruppo Fiat si neghi la «cittadinanza» all'Unità. Marchionne è troppo intelligente per non capire che l'ostracismo non produce buoni frutti, soprattutto in un Paese come l'Italia, dove gli estremismi - di sinistra e di destra - non sono finiti per sempre, ma sono soltanto «in sonno». Che senso ha per la realtà produttiva più importante d'Italia passare dalla parte del torto? E proprio in un momento in cui c'è bisogno di un largo consenso per riformare il mercato del lavoro e rilanciare la produzione e l'export come chiesto dallo stesso Marchionne? Se dovessimo applicare questo schema logico alla realtà di tutti i giorni allora la conseguenza è che oggi tocca a l'Unità e domani a qualche altro giornale in differenti contesti e situazioni. È un modo di procedere viziato dal manicheismo che non troverebbe giustificazione neppure se l'Unità avesse sostenuto le sue tesi con qualche scorrettezza. Agli articoli sbagliati si replica con la parola scritta, non con il bando dai luoghi di lavoro. Marchionne qualche giorno fa, in un'intervista al Corriere della Sera, faceva notare giustamente l'involuzione dei rapporti con la Cgil dicendo che «con Epifani si riusciva a ragionare di più. Camusso forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi», ma quale passo avanti può mai esserci se poi il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci viene messo fuori dalla porta delle fabbriche? Non è solo un tema di libertà e civiltà del dibattito pubblico - a cui siamo chiamati prima di tutto noi giornalisti - ma di capacità di leggere il contesto storico. La lotta tra i partiti, con l'arrivo di Monti a Palazzo Chigi, sta vivendo una sorta di «pax parlamentare», temporanea, ma finora efficace. Lo scontro politico però si sta radicalizzando nelle fabbriche e nelle università che da tempo sono il volano di nuove ideologie antagoniste, di cui abbiamo avuto un assaggio ieri con la rivolta su scala nazionale dei No-Tav. Ecco perché anche episodi come quello che riguarda l'Unità possono diventare il pretesto per alimentare sogni pericolosi. Marchionne sa qual è la cosa giusta da fare. Noi titoleremo in prima pagina: Fiat Lux.  

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