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Quote rosa? In Aula si punta al 33%

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Perora sono undici le proposte di legge presentate da Pdl, Pd, Udc e Idv, che mirano ad assicurare per le prossime elezioni politiche una più equa ripartizione nelle liste elettorali tra candidati e candidate, accanto a misure che favoriscano una più massiccia presenza femminile nel mondo del lavoro. Una delle soluzioni più gettonate, a fronte delle resistenze esplicite o sotterranee degli uomini nelle istituzioni a fare un passo indietro, è quella di liste elettorali bloccate con un'alternanza reale tra i due generi, che garantisca un minimo di un terzo per ogni genere. In altre parole la quota minima per ogni genere non può scendere sotto il 33,3%. Misure che secondo i firmatari delle proposte non sono più rinviabili. L'Italia, infatti, ricorda la deputata del Pdl Isabella Bertolini, si trova al 66° posto, non solo dietro Paesi come Svezia, Norvegia e Danimarca che tradizionalmente garantiscono un'adeguata rappresentanza femminile nelle istuituzioni, ma persino dietro nazioni come il Costa Rica e il Nicaragua. Il dato italiano della rappresentanza politica alle Camere nelle ultime elezioni politiche, pari al 20%, è inferiore alla media europea e comunque molto lontano dal 47% della Svezia o del 42% della Finlandia.

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