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Un dossier che valeva 17 miliardi

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Oltre diciassette miliardi di euro di crescita del Pil non sono bastati a convincere il presidente del Consiglio Mario Monti a firmare l'appoggio del governo alla candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi 2020. Dopo aver valutato fino all'ultimo giorno utile costi e benefici dell'avventura a cinque cerchi, il premier alla fine ha detto no. L'operazione del resto non ha mai convinto dal punto di vista economico Monti. Pur elogiando il lavoro svolto dal Comitato promotore, il presidente del Consilio ha prferito giocare sul sicuro: l'Italia, secondo Palazzo Chigi, non può permettersi in questo momento un progetto con troppe incognite e costi poco chiari. Questo nonostante il dossier presentato a Monti, al presidente del Senato Renato Schifani e a quello della Camera Gianfranco Fini lo scorso 12 gennaio. La relazione di compatibilità economica redatta dalla commissione presieduta da Marco Fortis descrive chiaramente le Olimpiadi come un'occasione d'oro praticamente a costo zero per rilanciare l'economia. Un investimento per il Paese, insomma, che avrebbe avuto effetti benefici sulla crescita e sull'occupazione. La relazione di Fortis sottoposta al presidente del Consiglio dei ministri non lascia dubbi sulla valutazione economica della candidatura alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Roma 2020. I dati economici dello studio sono chiari: le Olimpiadi a Roma avrebbero determinato una crescita cumulata del Pil nazionale pari a 17,7 miliardi di euro nell'arco temporale 2012-2025, che equivale a un aumento dell'1,4% del Prodotto interno lordo nazionale rispetto al 2011. La crescita del Pil - secondo lo studio - avrebbe coinvolto tutte le regioni d'Italia, naturalmente con maggiore concentrazione al Centro, dove l'aumento cumulato avrebbe sfiorato il 4%, ma con benefici sensibili anche al Nord (0,5%) e al Sud (1%). Sul fronte del lavoro, la media annua di nuovi posti di lavoro sarebbe stata di 12mila unità, con un picco di 29mila nell'anno 2020, per un totale di 170mila nuovi posti di lavoro. La crescita in termini di unità di lavoro medie nel periodo 2015-2025 sarebbe stata invece pari allo 0,7% a livello nazionale, con un picco del 2,2% al Centro. La relazione della Commissione Fortis sottolinea soprattutto che tali vantaggi in termini di crescita di Pil e di livelli occupazionali sarebbero risultati praticamente a costo zero per il Paese. L'intero volume di spesa per le Olimpiadi a Roma sarebbe stato infatti di 8,2 miliardi di euro, a fronte di un introito di 3,5 miliardi garantito dai proventi del Comitato Olimpico Internazionale per diritti sponsor e tv, biglietti, sponsor locali e lotterie e ricavi da valorizzazione immobiliare. I restanti 4,7 miliardi, che lo Stato avrebbe dovuto garantire come spesa pubblica, avrebbero generato un maggiore gettito erariale per il Paese pari a 4,6 miliardi di euro. In pratica, l'operazione olimpica sarebbe diventata un volano per l'intera economia nazionale ad un costo finale di 100 milioni di euro. Anzi, a dir la verità il costo totale della candidatura olimpica si era anche ridotto grazie all'iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno per il completamento della Città dello Sport di Tor Vergata. Per ultimare l'opera progettata da Calatrava servono infatti 500 milioni di euro. Lunedì in Campidoglio Alemano aveva reso noto l'accordo con una multinazionale specializzata in impiantistica sportiva - la Nec Group International, in associazione con la Hrs Ltd - disposta a sborsare 380 milioni di euro per il completamento della Città dello Sport in cambio della gestione degli impianti per 25 anni e della realizzazione di 40mila metri quadrati di spazi commerciali. A conti fatti, grazie a quest'operazione, l'investimento complessivo a carico dello Stato sarebbe sceso da 4,7 a circa 4,3 miliardi di euro e, grazie al maggior gettito erariale di 4,6 miliardi, le Olimpiadi avrebbero addiruttura potuto produrre un utile di circa 200 milioni di euro. Nei particolari, i costi per l'organizzazione di Roma 2020 sarebbero stati di 2,5 miliardi, quelli per la realizzazione e l'adeguamento degli impianti sportivi di 1,4 miliardi, la stessa cifra necessaria per costruire il villaggio olimpico da 18.000 posti e il Centro Stampa da 5.000. La candidatura di Roma, secondo lo studio di Fortis, massimizza l'utilizzo di strutture esistenti e di impianti temporanei. Oltre al completamento dell'impianto polifunzionale di Calatrava a Tor Vergata si sarebbero dovute costruire ex novo solo due nuove opere: un bacino remiero da 95 milioni e un velodromo da 55 milioni. Altri 2,8 miliardi sarebbero serviti per le infrastrutture urbane e di mobilità. Ma tale cifra è già prevista dal piano strategico di Roma Capitale ed è necessaria anche per il Giubileo del 2025. A questi 2,8 miliardi, il dossier aggiunge anche i lavori di adeguamento dell'aeroporto di Fiumicin: un investimento di 1,6 miliardi a carico dei privati. Nella relazione, si rileva che lo stesso presidente del Cio, Jacques Rogge, ha espresso ai componenti della commissione la convinzione che, con la crisi economica e i suoi strascichi negativi, i Giochi del futuro possano anche essere caratterizzati da un approccio di spesa moderato. Per questo è stata giudicata «potenzialmente interessante» una candidatura in grado di valorizzare un parco importante di strutture già esistenti da integrare non nuovi investimenti. Lo studio garantisce austerità, rigore nel controllo dei costi e trasparenza nella gestione. Tutto ciò a Monti non è bastato: l'Italia, per il premier, non può correre rischi.

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