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La fiducia del Colle: "L'Italia ora c'è"

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Giorgio Napolitano e Mario Monti

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Servono l'incoraggiamento e le parole di Giorgio Napolitano per ridare coraggio a Mario Monti nel giorno in cui la Camera approva il decreto «Salva Italia» ma il suo governo inizia seriamente a scricchiolare. Perché i voti – prima sulla fiducia, poi, a tarda sera, sulla manovra – vanno giù in picchiata rispetto a quelli raccolti nemmeno un mese fa, il 18 novembre, quando il Parlamento decise di sostenere l'esecutivo. E i «mal di pancia» interni dei due partiti maggiori – Pd ma soprattutto Pdl – fanno intravedere i primi segnali di una burrasca. Così ci pensa il Presidente della Repubblica a dare sostegno al premier, spiegando che «al tavolo delle istituzioni europee» l'Italia sta facendo oggi «il suo autorevole ritorno». Napolitano giudica quelle del decreto «scelte severe e coraggiose» e sottolinea che «c'è fiducia, fondata su forti ragioni, nella nostra capacità di superare le sfide come altre non meno ardue ne abbiamo superato nel lungo e accidentato percorso dei 150 anni». Ma il test più difficile per Mario Monti è il pallottoliere dei voti alla Camera. All'una, quando l'aula dà la fiducia al governo, il conteggio dei sì si ferma a quota 485, 61 in meno di quella ottenuta nemmeno un mese fa. Allo stesso tempo salgono i contrari da 61 a 88 ma soprattutto ci sono tanti assenti: 23 del Pdl, 3 di Fli, 2 del Pd, 5 del gruppo Misto e 2 di Popolo e Territorio. Numero che sale ancora di più nella votazione finale al decreto in serata: non risultano presenti 70 deputati del Pdl e i sì scendono a 402. Un segnale di quanto soprattutto nel partito di Berlusconi siano forti le perplessità. A creare apprensione sono anche gli astenuti: Deborah Bergamini, Giulio Marini, Giuseppe Moles, Antonio Martino e Giuseppina Castiello. Martino, ex tessera numero due di Forza Italia, motiva così il suo gesto: «Non ho votato le precedenti manovre volute da Tremonti, figuriamoci se ora voterò questa. Ho parlato con Berlusconi, gli ho spiegato la mia posizione. Sono sempre stato contrario a un governo di tecnici». Sulla stessa linea Giuseppe Moles: «La mia insoddisfazione si è tradotta oggi nell'assoluta disapprovazione per le misure "tasse e sangue" di questo esecutivo». A metà pomeriggio, mentre alla Camera prosegue la «guerriglia» della Lega al governo, ci pensa il segretario del Pd a lanciare un avvertimento al governo, ricordando come anche l'orizzonte dei Democratici sia solo quello delle elezioni. Bersani spiega che darà una mano perché l'Italia si allontani dal precipizio e non metta a rischio la stabilità dell'euro e lo farà «con la generosità di chi è primo partito nel Paese». «Ma questa fase – aggiunge – non è il nostro orizzonte che è invece un appuntamento elettorale». Anche il giudizio complessivo sul lavoro svolto da Monti non è certo da sufficienza piena: «Abbiamo fatto una manovra molto pesante. Non intendiamo rincorrere manovra su manovra perché facendo così si va contro un muro». In aula, intanto, mentre la Lega continua nella sua «guerriglia» e il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda cerca di districarsi con alterne fortune nella mole degli ordini del giorno che i partiti continuano a squadernargli davanti, passa anche un testo sul quale l'esecutivo aveva dato parere negativo ma che tutta l'aula vota: l'esenzione dell'Imu per le famiglie con disabili. Sì invece del governo a un odg che è uno schiaffo a Berlusconi, il via libera all'impegno ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze Tv e a indire una successiva asta «a titolo oneroso». E sì anche a un emendamento bipartisan Pd-Pdl in cui si chiede «di valutare l'opportunità di definire la questione relativa al pagamento dell'Imu sugli immobili parzialmente utilizzati a fini commerciali» da parte «di enti no profit e, tra questi, gli enti ecclesiastici». A fine serata i sì al decreto sono «solo» 402, 75 i no e 22 gli astenuti. Ai «no» di Idv e Lega si aggiunge anche quello di Popolo e Territorio. «Abbiamo votato la fiducia per responsabilità – spiega il capogruppo Silvano Moffa – ma sulla manovra abbiamo avuto e conserviamo fortissime perplessità». E la prossima settimana il decreto andrà al Senato per il via libera definitivo.

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