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La linea del Cav e quella del Prof

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Il presidente del Consiglio uscente Silvio Berlusconi consegna la

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Piano piano i pezzi sulla scacchiera cominciano a prendere le loro posizioni naturali. La politica non è una scienza esatta, ma ha una sua logica intrinseca, una grammatica, un modo di esprimersi, un codice dettato dai rapporti di forza e dagli scenari internazionali. Quando si dice che il governo Monti è figlio di un putsch tecnocratico si sbaglia obiettivo cercando un alibi per coprire il deficit dei partiti. Quando la classe parlamentare manca di coraggio e idee si pesca dal pentolone del complotto una teoria buona per sparare alla luna, ma non si fa decollare di un millimetro il dibattito del Paese e si confondono le acque sperando che gli ingenui vi sguazzino. Condivido alcune delle analisi più serie sul deficit di democrazia, ma sono un atto d'accusa contro la politica. Quanto ai poteri forti, quelli che ci sono hanno problemi tali da non avere la forza di imporre un bel niente. La cosa in sè è semplice: il centrodestra ha sprecato una grande occasione e il centrosinistra non è stato all'altezza di cogliere il suo momento quando era l'ora di assumere il comando. Né il Pdl né il Pd nell'attuale conformazione e con le alleanze in essere possono rispondere alle sfide della contemporaneità. Il governo Monti è per loro una splendida opportunità per ricostruire il patrimonio di idee e cercare soluzioni e programmi in sintonia in linea con la storia. Nel frattempo le cose accadono. E prendono forma. Oggi Mario Monti riunirà il consiglio dei ministri e comincerà a governare con atti concreti. Ieri invece l'ex premier Silvio Berlusconi in un'intervista al Corriere della Sera ha espresso una linea politica credibile rispetto all'estemporaneità di alcune dichiarazioni dei giorni scorsi: ha ribadito la fiducia nel governo Monti, fissato la sua scadenza nel 2013 (com'era logico), rivendicato alcuni punti del programma (patrimoniale no, Ici secondo le regole europee sì) e rimesso in carreggiata il Pdl che ha bisogno di un centro di gravità permanente e non di uno stop and go che confonde la base e non dà i punti di riferimento stabili ai suoi dirigenti. Qual è la linea? Quella di Renato Brunetta che dice «ci sono i poteri forti e li mostreremo uno per uno»?; o quella di Fabrizio Cicchitto che dice «saremo leali con Monti se lui sarà leale con noi. Non giocheremo a buttarlo giù»? La sottile linea di Berlusconi è quella corretta, a patto che non sia un episodio impaginato ieri e scompaginato domani. L'Italia ha le risorse per uscire dalla crisi. I dati sul gradimento del governo Monti testimoniano una consapevolezza diffusa tra i cittadini: viviamo tempi straordinari e questa è forse l'ultima occasione che il Paese ha per uscire da un passaggio al buio. La luna di miele dell'esecutivo tecnico non durerà in eterno, anzi sarà breve. Proprio per questo mi permetto di dare un consiglio al professore: ascolti tutti, ma non si impantani nella discussione. Di dibattito e sedute di autocoscienza si muore. Sia deciso e faccia valere sul piano della decretazione d'urgenza e della legislazione ordinaria il suo «stato d'eccezione». Quando si comincia a concertare, si finisce per siglare accordi al ribasso. La missione di Monti è quella di far approvare dal Parlamento riforme che rimettano il Paese in carreggiata, non di essere rieletto. Lui non ne ha bisogno, mentre il Paese ha bisogno di lui oggi e il domani può attendere.  

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