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Giunta di centrodestra. Senza Pdl e Città Nuove

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.Sono dettagli, certo non al centro di comunicati stampa ufficali o di roboanti dichiarazioni, ma forse anche più significativi. Uno è la divisione dei posti in giunta in «quote», rispetto alla corsa elettorale e al peso raggiunto dai partiti o movimenti che fanno parte della coalizione. Nulla di inopportuno o non meritocratico, perché non necessariamente una persona «segnalata» da un partito debba ritenersi inadatta o non preparata per il ruolo. Questo indicatore a Latina è saltato: niente presenze «ufficiali» del Pdl né della lista riconducibile al Governatore del Lazio, che pure aveva preso il 9% circa dei consensi. Fa strike invece l'Udc, che incassa due assessorati. Il resto dei posti assegnati va appannaggio di figure tecniche. Altro elemento da considerare, nella composizione di una giunta cittadina, è senz'altro quello dei Lavori pubblici, il vero «fortino» dal quale si comanda un territorio. Anche questo parametro è andato a farsi benedire, in quanto non assegnato. Fare due più due non è operazione particolarmente complicata. Ragioniamo: le lotte tra ex An e ex Forza Italia (in particolare Zaccheo e Fazzone) portarono alla caduta di un'amministrazione di centrodestra saldamente in sella. Poi strascichi di veleni, arrivati fino al momento di scegliere il nuovo candidato sindaco; c'è voluto l'intervento del Cav, sollecitato dalla Polverini in persona, per sbloccare la situazione. Poi la vittoria alle urne, che avrebbe potuto - e dovuto - essere utilizzata per superare finalmente le divisioni. Non è così. E ieri, semmai ce ne fosse stato bisogno, c'è stata l'ennesima conferma che il centrodestra in certe zone è un nome da non abbinare al termine «coalizione», e il Pdl un partito per modo di dire. Così però, con questa schizofrenia politica, non si va da nessuna parte.

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