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«Lo scontro politico ridurrà l'astensionismo»

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Sipossono sintetizzare così le analisi dei sondaggisti sentiti in vista del voto del 15 e 16 maggio. «La scelta, imposta soprattutto dal premier Berlusconi, di trasformare il voto amministrativo in un test politico sulla sua persona, porterà alla scelta di una fetta di elettorato, già propenso all'astensione, di recarsi invece alle urne, compensando così il trend in crescita di chi sceglie di non andare a votare», prevede Renato Mannheimer, alla guida dell'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione. «L'astensionismo non esiste», è la tesi all'apparenza spiazzante di Nicola Piepoli, fondatore dell'omonimo istituto demoscopico, che subito spiega: «Non esiste, in quanto l'Italia resta ben al di sopra della media di tutti gli altri Paesi della Ue, per non parlare degli Usa dove si considera un "successo" portare alle urne la metà dell'elettorato» anche se ammette che «non siamo più al 90% dei votanti degli anni Cinquanta e Sessanta, quando il voto era considerato una sorta di obbligo. Ma tenere una media fra il 60 e il 70 per cento mi pare comunque un buon risultato». Un eventuale e ulteriore calo degli italiani alle urne, in ogni caso, «non penalizzerebbe e non favorirebbe nessuno - sostiene Piepoli - perché l'astensionismo è un fenomeno "neutro" che si distribuisce più o meno regolarmente rispetto agli schieramenti politici: chi decide di non andare a votare lo fa proprio perchè non ha un partito di appartenenza». Osserva, dal suo canto, il sondaggista Luigi Crespi: «Il clima generale di disaffezione e di sconcerto degli italiani rispetto alla politica farebbe dedurre che possa esserci un'ulteriore flessione nella percentuale di votanti. Ma l'abilità di Berlusconi di infiammare una campagna elettorale che era partita molto fredda potrebbe, se non ribaltare, almeno affievolire questo trend». Per Crespi, «sicuramente a Milano non si parlerà di astensionismo; credo anzi che il numero dei votanti crescerà. Oramai, la scelta a Milano nelle urne non è più fra la Moratti e Pisapia ma fra Berlusconi e Pisapia».

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