Si sfascia l'Europa. Era ora
Maroni si dice soddisfatto. Francia e Italia pattuglieranno insieme le coste tunisine per bloccare l'esodo degli immigrati diretti in Europa. Ma i francesi non cedono sull'ingresso degli extracomunitari nel loro Paese e ribadiscono: se non rispondono alle cinque regole stabilite, li respingeremo. L'Ue gli dà ragione e ricorda che il permesso di soggiorno temporaneo concesso da Palazzo Chigi non è sufficiente a circolare liberamente nell'area del trattato di Shengen. Così il responsabile del Viminale, per aggirare il «niet» d'Oltralpe, annuncia che ricorrerà alla direttiva europea numero 55 del 2001. Quest'ultima, infatti, permetterebbe a ogni Stato dell'Unione disponibile di accogliere una quota di migranti anche dopo il loro ingresso in Italia. Un pastrocchio, insomma. Il governo italiano le ha provate tutte: prima la gestione degli sbarchi a Lampedusa, poi i trasferimenti nelle tendopoli e nelle caserme, infine il permesso a tempo. Obiettivo neanche tanto nascosto, far proseguire ai tunisini il viaggio verso la «terra promessa», nel loro caso soprattutto Francia e Germania. Ma l'egoismo ha prevalso sulla solidarietà, la sindrome di Nimby sull'idea della società aperta e multietnica, le piccole ripicche sull'aspirazione di grandeur. E ieri, l'incontro di Maroni con l'omologo francese, ha partorito un compromesso. Il nodo dell'immigrazione clandestina deve «essere affrontato con uno sforzo comune a livello europeo - ha detto Maroni dopo l'incontro milanese con Claude Guealt - Non può essere una questione tra Italia e Francia», che comunque «hanno concordato sulla necessità di sviluppare un'azione comune» finalizzata «al blocco delle partenze dei clandestini dalla Tunisia, attuando la parte dell'accordo» italo-tunisino «che prevede il controllo delle coste con un pattugliamento congiunto aereo-navale». Il ministro leghista ha anche spiegato che è allo studio con la Francia l'attuazione «di programmi di rimpatrio volontario, nel corso della durata del permesso temporaneo, o di rimpatrio al termine dello stesso». E lunedì, durante il Consiglio dei ministri Ue, Maroni chiederà l'attivazione della direttiva 55 che stabilisce forme di protezione internazionale diverse rispetto a quelle dell'asilo politico». Ma serve a poco che la presidente del Medef, la Confindustria francese, Laurence Parisot, sottolinei che bisogna «aiutare gli amici italiani», mettendo in guardia contro i rischi di un «Paese che si chiude» ed esprimendo riserve sulla proposta di Gueant di ridurre i flussi di immigrazione legale. Sì, perchè, a troncare le speranze di un ripensamento francese è pure la Commissione Ue: «Siamo in un'area senza frontiere interne - ha detto il portavoce Oliver Bailly - e le misure prese da un Paese hanno inevitabilmente impatto sull'altro. È quindi molto importante che ci sia un coordinamento e un chiarimento tra i due Paesi interessati prima del Consiglio dei ministri dell'Interno». Come dire, sbrigatevela fra voi. Per ciò che riguarda le cinque condizioni imposte dai francesi, poi, Bailly aggiunge che corrispondono a quanto stabilisce l'articolo 5 della convenzione di Shengen. E ieri Parigi ha annunciato che riconsegnerà all'Italia un tunisino di 39 anni che, sbarcato a Lampedusa, aveva attraversato lo Stivale e «violato» i confini francesi.
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