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Idue direttori, la firma è attesa per martedì prossimo, avranno il 20% della Società Editoriale Libero (che non è in alcun modo partecipata dalla famiglia Angelucci che è invece proprietaria della testata Libero attraverso la Finanziaria del gruppo Tosinvest Spa ndr). E avranno la responsabilità piena della conduzione del quotidiano milanese. La novità era nell'aria. Da tempo si parlava di un allontamento di Feltri dal Giornale. Si era scritto anche dell'intenzione, in parte smentita, di dar vita ad una nuova testata sul modello del Fatto. La sentenza dell'Ordine dei giornalisti che ha sospeso il direttore per tre mesi ha probabilmente accelerato i tempi. E i due si sono convinti che era giunto il momento giusto per scrivere una «nuova storia». In fondo, quello tra Feltri (67 anni) e Belpietro (52) è un ritorno al passato. I due, infatti, hanno già lavorato insieme all'Europeo, all'Indipendente e al Giornale. Ed è stato Vittorio a fondare Libero nel 2000 per poi lasciarlo nelle mani di Maurizio quando, nel luglio del 2009, decise di tornare a guidare il quotidiano della famiglia Berlusconi. Ora si ritrovano. Belpietro rimarrà direttore, mentre Feltri sarà editore e tornerà a scrivere quando finirà la sospensione. «Chi avrà qualcosa da dire - spiega Feltri - dovrà venire da noi. E questa è un'assoluta novità nel panorama italiano. La proposta è arrivata parlando con gli Angelucci. Io sono sempre stato amico di Maurizio e la cosa si è concretizzata in breve tempo. Non sarà facile portar via copie a Sallusti, e poi speriamo che la gente non si stanchi di vedermi fare avanti e indietro». In ogni caso, assicura, «non cambiamo testa, questo è ovvio, ma ce ne sarà per tutti centrodestra e centrosinistra». Quanto al progetto editoriale Feltri spiega all'Ansa: «Puntiamo a un foglio snello, leggibile, che prenda posizione, dia notizie scomode e punti anche sull'esclusiva. Insomma un giornale boutique». Il nuovo quotidiano gestito dai due direttori sarà quindi una via di mezzo tra l'attuale giornale e Il Foglio di Giuliano Ferrara. E un ruolo di assoluto primo piano dovrebbe giocarlo la pubblicazione delle notizie sul web. Non è la prima volta in Italia che un direttore diventa editore del proprio quotidiano. Il caso più noto è sicuramente quello di Eugenio Scalfari che fu contemporaneamente direttore dell'Espresso e azionista del gruppo che lo editava. Nic. Imb.

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