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Finiani replicanti<br/>verso l'estinzione

 I lettori più giovani non ci crederanno, ma Fini sta ripercorrendo lo stesso sentiero che a destra ha già portato altri a sparire. Egli sta replicando, in particolare, l’avventura  di "Democrazia Nazionale", nata alla fine del 1976 da una scissione parlamentare del Movimento Sociale e spazzata via dai cittadini nelle elezioni anticipate del 3 giugno 1979. Eppure gli scissionisti, o "traditori", come vennero subito bollati da Giorgio Almirante, avevano portato via al loro ex partito 21 deputati su 35 e 9 senatori su 15. Nel 1976 Fini aveva 24 anni: non molti certamente, ma abbastanza per capire e poter ricordare. Evidentemente la presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria, per non dire altro. O gli sta facendo sopravvalutare la capacità di fare meglio dei suoi antesignani. Che si chiamavano Ernesto De Marzio, Raffaele Delfino, Gastone Nencioni.

 
Ma c’erano anche, fra loro, il mitico ammiraglio Birindelli, l’altrettanto mitico Achille Lauro e un monarchico d’impareggiabile simpatia come Alfredo Covelli, ai cui buffetti nessun cronista parlamentare di rispetto poteva sottrarsi nei corridoi e alla buvette di Montecitorio. Se Fini aveva appena 24 anni, i più fanatici dei suoi attuali sostenitori ne avevano molti di meno, per cui farebbero bene a starci appresso in questa stringata rievocazione del più grande fiasco della destra scissionista nella storia della Repubblica italiana. Chiara Moroni, per esempio, aveva solo 2 anni, Italo Bocchino 9, pochi di più l’ideologo del nuovo movimento finiano Alessandro Campi, che peraltro insegna all’università storia delle dottrine politiche. La sua laurea risale al 1986, dieci anni dopo la nascita e sette dopo la morte di "Democrazia Nazionale". I demonazionali, chiamiamoli così, si staccarono dal Movimento Sociale perché sostenevano, come oggi per certi versi fa l’ideologo Campi, che le condizioni italiane fossero talmente gravi da richiedere una grande coalizione, o qualcosa di simile, estesa da destra a sinistra. Era la maggiorana di cosiddetta solidarietà nazionale promossa dalla Dc e dal Pci attorno ad un governo di soli democristiani guidato da Giulio Andreotti.


I demonazionali vollero aggiungere la loro astensione parlamentare a quella dei comunisti con la pretesa -poveretti- di ridurre così anche le ipoteche dei comunisti sul nuovo corso politico. Nelle elezioni anticipate che sopraggiunsero nel 1979 gli illusi, nel frattempo generosamente ammessi in anticipo al finanziamento pubblico, pensarono di trovare aiuto in accordi più o meno tecnici con la Dc o con altri partiti di centro, ma trovarono tutte le porte sbarrate. Neppure il Pli allora guidato da Valerio Zanone, che rischiava l'estinzione parlamentare dopo avere partecipato anch'esso alla formula della solidarietà nazionale, se la sentì di presentarsi agli elettori insieme con i demonazionali. I quali, costretti quindi a correre da soli, si ritrovarono -per limitarci alla Camera- con appena 229.205 voti, pari allo 0,6 per cento, insufficienti a garantire un solo seggio, contro il milione e 930.639 voti del Movimento Sociale. Almirante pertanto tornò a Montecitorio con un gruppo di 30 deputati, contro i 14 ai quali la scissione lo aveva ridotto due anni e mezzo prima. L’elettorato di destra non fa insomma sconti ai "traditori", come anche Silvio Berlusconi chiama oggi i finiani tra i loro dileggi. Riderà bene, come il solito, chi riderà ultimo.
 

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