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I successi tv contro il Cav? Li paga lui

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Tutti(o quasi) con una caratteristica comune: sono contro di lui. Ci sono le trasmissioni che lo imitano, quelle che lo criticano, lo accusano o, al limite, fanno parodie delle sue gesta. Li paga lui e, ovviamente, ci guadagna. Se poi si guardano i pochi programmi a suo favore, anche quelli finiscono per essergli nocivi. È la storia del Cavaliere (e figli). Lui, sulla carta, sarebbe il padre padrone della tv italiana ma non la controlla. Anzi. Spesso i suoi tentativi (o quelli dei suoi presunti fedelissimi) di orientare trasmissioni e servizi finiscono per diventare un boomerang. Altro che Casa della libertà, è nei salotti televisivi targati Berlusconi che ognuno fa quel che gli pare. Ma sempre e comunque contro di lui. Ci sono trasmissioni che diventano processi al Cavaliere o al suo governo e che non prevedono nemmeno la difesa. E se lui o qualcun altro si azzarda a protestare, allora si prende pure l'accusa di voler intimidire le voci critiche. E giù col «solito conflitto d'interessi» e col «bavaglio». Peccato che quelli che sarebbero imbavagliati sono sempre in onda a confezionare antiberlusconismo in prima serata mentre Berlusconi, che dovrebbe essere il dittatore del tubo catodico, resta attonito a fare proteste che finiscono sui giornali e vengono (ovviamente) bollate come ingerenze inaccettabili. Se poi si prende la triade della tv berlusconiana (Fede, Minzolini, Masi), le cose peggiorano. Perché se i tre dovrebbero in qualche modo riequilibrare i Santoro e i Saviano, invece finiscono per diventare bersaglio a loro volta. Il paradosso è chiaro. L'altro ieri sera Vieni via con me ha incollato al televisore 9 milioni di spettatori (30,5% di share), il Grande Fratello 5 milioni (20% di share). Insieme più del 50 per cento. Entrambi i programmi sono stati lanciati da Endemol, società di cui la famiglia Berlusconi ha quasi il 33 per cento. Dunque il Cavaliere potrebbe festeggiare i dati di ascolto e i guadagni realizzati. Ma niente da fare perché nel bel programma di Saviano-Fazio la performance di Fini e Bersani è in grado di mandargli di traverso le soddisfazioni. Fini e Bersani, invitati come se fossero i campioni della destra e della sinistra. Ovviamente, gira e rigira, finisce che nel mirino ci sia sempre Berlusconi. Le accuse, i non detti, gli ammiccamenti riguardano lui, il governo, e, stavolta, il ministro leghista dell'Interno Roberto Maroni. Quest'ultimo chiede di replicare. Ma, ovviamente, non è possibile. Il capostruttura responsabile della trasmissione chiude la porta: «Noi stiamo facendo un programma culturale e quindi non credo che ci sarà la possibilità di replicare». Non si sa bene perché ma Saviano è «stupito» e «allarmato» dalle parole del ministro (ma Maroni non ha detto semplicemente che vorrebbe replicare alle cose sostenute dallo scrittore? Perché allarmarsi?). Ovviamente Saviano aggiunge anche una nota ironica: «Temo che abbia visto un'altra trasmissione». Niente di cui stupirsi. È l'ennesimo caso. Diciamo così: il Berlusconi imprenditore si prende gioco del Berlusconi politico. Il figlio Piersilvio s'accorge benissimo di quel che accade e, da vicepresidente Mediaset, commenta il programma di Fazio e Saviano: «È un bel risultato, complimenti alla Rai». E aggiunge: «È un programma che è andato tanto sui giornali per cui c'è stata tanta pubblicità. Il merito del suo successo comunque va dato tutto alla Rai». E sul fatto che il programma sia stato confezionato dalla «sua» Endemol, precisa: «Non è esattamente prodotto da Endemol, ma è un programma di cui Endemol ha seguito la produzione». Insomma, la «maledizione» del Cav si ripete: lancia programmi appetitosi e paga il conto. E qualcuno, alla fine, sputa pure nel piatto. A. D. M.

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