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Ladroni? Il Paese è in debito con noi

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il sindaco di Roma Gianni Alemanno

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«Il più bel premio che ho ricevuto è stato l'abbraccio di Napolitano alla fine del mio discorso». Sono da poco passate le 13 ed è finita la parte più «solenne» di una giornata che è già scritta nella storia, non solo di Roma. Soddisfatto, il sindaco Alemanno, tiene a fare il punto di tre giorni «di livello altissimo, il primo con un grande dibattito storico sui 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, il secondo con una festa popolare e, vi assicuro - sottolinea il sindaco - da 44 anni che vivo a Roma non ho mai visto così tanta gente in via XX Settembre. E poi oggi, con la visita del Capo dello Stato si è sancita una convergenza tra le due massime istituzioni, dello Stato e cittadina, nel difendere le prerogative di Roma Capitale senza le quali viene meno tutto l'impianto del Federalismo». Un concetto, questo, ribadito in diversi passaggi del lungo discorso di Alemanno davanti all'Assemblea capitolina. «Oggi Roma ricorda l'atto storico con cui 140 anni fa, attraverso Porta Pia è diventata Capitale d'Italia, contemporaneamente possiamo annunciare la trasformazione del Comune di Roma nell'ente locale speciale "Roma Capitale". Questo importante atto legislativo - ricorda il primo cittadino - si inserisce nel più ampio disegno della riforma del Federalismo Fiscale, destinato a trasformare compiutamente la nostra Nazione in una Repubblica Federale. È questo il naturale sbilanciamento che una Capitale più forte e riconosciuta esercita sul decentramento federale e che non può essere tradito senza snaturare e rendere inaccettabile tutto il disegno della Riforma Federale». Il riferimento alla Lega di Bossi non è casuale e, anzi, viene più volte ribadito. «Ecco perché suonano non solo dissennate ma addirittura autolesioniste le invettive politiche che puntano a depotenziare il ruolo di Roma Capitale. È impensabile - rincara Alemanno in diretta Rai - distribuire le sedi centrali dei Ministeri su tutto il territorio nazionale, oltre ai gravi danni organizzativi ed economici, verrebbe colpito il simbolo più importante dell'Unità nazionale». Ma gli applausi, unanimi, dell'aula il sindaco li riceve quando determinato afferma: «È necessaria però un'ulteriore messa a punto: non esiste affatto la "Roma ladrona" che alcuni si ostinano a stigmatizzare. Per rendersene conto basta confrontare i dati del gettito fiscale verso lo Stato prodotto dalla nostra città con i trasferimenti statali che, attraverso la Regione arrivano ad essa». I numeri parlano chiaro: tra Irpef, Ires e Iva, Roma vanta un gettito fiscale di circa 35 miliardi di euro, a fronte di trasferimenti statali di poco superiori ad un miliardo e 600 milioni di euro. Il rapporto è di 1 a 22 tra trasferimenti e gettito fiscale di Roma. «Altro che Roma ladrona - ripete con orgoglio il sindaco - Roma è largamente e generosamente creditrice rispetto al resto della comunità nazionale». Un messaggio chiaro e diretto che rischia però di vivere e di far vivere questa giornata storica per la Capitale all'ombra della Lega. «E invece è esattamente il contrario - commenta a margine Alemanno - Si tratta di una riforma che giunge a compimento dopo 20 anni. Anzi, stiamo mettendo in difficoltà la Lega che deve reagire con polemiche e battute. Non dimentichiamo che è stato il ministro Calderoli a portare il decreto in Consiglio dei Ministri e che tra la Lega e il Pdl c'è un patto sancito anche a livello parlamentare con l'astensione del Pd per "portare a casa" il federalismo fiscale». Nonostante le battute della Lega siano semplicemente «reattive», Alemanno non resiste e replica con eleganza: «Nessuno mette in dubbio il ruolo di Milano come capitale economica del paese. Anzi, l'Italia deve avere "campanili" sempre più forti. Ma Roma rappresenta la realtà dell'Italia unita che deve ora tornare più forte di prima».

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