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Fini prende tempo "Non apro la crisi"

Gianfranco Fini

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Niente dichiarazioni, telefoni spenti. Fine settimana di relax fuori Roma, in famiglia, per Gianfranco Fini, dopo lo lo strappo definitivo con Silvio Berlusconi e la creazione di un nuovo gruppo alla Camera (Futuro e libertà per l'Italia, praticamente il titolo del suo libro, qualcuno ironizza: «Come se Berlusconi avesse fatto il gruppo meno male che Silvio c'è») composto da 33 deputati. Questione di ore e anche il gruppo del Senato sarà definito, assicurano i finiani. Gli aderenti al momento sono nove, uno in meno della soglia necessaria per comporre un gruppo. Si sta cercando di convincere Mario Baldassarri, anche con la possibilità che venga poi eletto capogruppo (nel caso dovrebbe lasciare la carica di presidente della commissione Finanze). Ma Baldassarri ha spiegato in più occasioni che negli ultimi quindici anni ha lavorato per la creazione di un partito unico del centrodestra e l'ipotesi di gruppi autonomi gli è sempre stata indigesta. Discorso diverso per il rapporto con Adriana Poli Bortone. L'ex ministro dell'Agricoltura ha chiesto prima di costituire un gruppo di finiani doc e poi di creare un collegamento tra questo e il suo movimento «Io Sud»: in questo modo manterrebbe una sua autonomia assieme a Giuseppe Pistorio, aderente al Mpa. Se i finiani restassero a quota nove Poli Bortone entrerebbe consentendo a questo punto a Futuro e Libertà di fare gruppo anche a Palazzo Madama. Se Baldassarri non si muove, nel Pdl il candidato numero uno alla guida del gruppo è Giuseppe Valditara, un docente universitario piuttosto stimato. Giuseppe Tatarella lo strappò alla carriera accademica e lo portò in politica nel '96 ponendolo alla guida dell'associazione «Oltre il Polo» che nelle intenzioni del «ministro dell'Armonia» doveva essere l'embrione nel partito unitario nato tredici anni dopo. Spesso la storia è beffarda. Più complicata la partita alla Camera (ne riferiamo a parte). Tuttavia i finiani pensano a un rapporto strategico con l'Mpa di Raffaele Lombardo, che due giorni fa ha confermato la volontà di mantenere le «mani libere» nei confronti del governo sui provvedimenti ritenuti strategici per il movimento. E ieri ha ribadito: «Quasi nulla del programma per il Sud che è stato sottoscritto alla vigilia delle scorse elezioni è stato realizzato. Da ora in poi vogliamo vedere atto per atto cosa portiamo a casa». Ora la questione si sposta sui voti in Parlamento. La settimana prossima ci sono da votare due decreti, uno sull'energia e l'altro sulla Tirrenia: non ci dovrebbero essere problemi. Il primo nodo è quello sulla mozione di sfiducia presentata dall'opposizione nei confronti del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Ma da ambienti finiani giungono segnali distensivi: per Caliendo c'è tempo e tutto sarà rimandato a settembre. Gianfranco non vuole aprire la crisi. Anche perché c'è ancora da decidere la linea interna: prevarranno i colpevolisti alla Fabio Granata o i garantisti come Enzo Raisi, uno che da anni si batte per esempio per la revisione del processo sulla Strage di Bologna? Saranno schermaglie perché la partita vera si giocherà su altri provvedimenti. Il Pdl ha annunciato l'intenzione di andare avanti sul processo breve, che a suo tempo fu votato dai finiani al Senato. Probabilmente se andrà avanti potrebbe seguire il percorso che ha avuto il disegno di legge sulle intercettazioni. Più complicato il quadro per il testo costituzionale del lodo Alfano che, tra l'altro, ha bisogno di una corsia d'emergenza per il prossimo venir meno degli effetti del legittimo impedimento. Al Senato la commissione Affari costituzionali, presieduta da Carlo Vizzini, ha definito un testo che deve essere approvato senza cambiare una riga anche alla Camera. Ma Vizzini non riesce a trovare un'intesa con la presidente della commissione Giustizia, la finiana Giulia Buongiorno. E visto che la storia non finisce mai di sorprendere, i due sono entrambi di Palermo e si conoscono da una vita. Un tempo l'una fu elettrice dell'altro, allora ministro socialdemocratico. F. d. O.

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