Finiani in bilico al Senato, Augello nel Pdl
I fedelissimi ci sono tutti. Almeno alla Camera. Trentatrè dovevano essere secondo i calcoli fatti già da un paio di giorni e 33 sono. E in previsione c'è già lo scontro, la prossima settimana, tra chi farà il capogruppo: Silvano Moffa e Antonio Buonfiglio. Ma è al Senato che i finiani si devono scontrare con le prime defezioni. E non si tratta di nomi di secondo piano. A dire «no grazie» a Fini è stato Andrea Augello, sottosegretario alla presidenza del consiglio, uno che fino all'ultimo ha tentato la mediazione. E con lui restano nel Pdl anche Cesare Cursi, Laura Allegrini e Oreste Tofani. Per arrivare a formare un gruppo autonomo (servono 10 parlamentari) non dovrebbero esserci problemi perché agli 8 «ribelli» dovrebbero aggiungersi Adriana Poli Bortone e Giovanni Pistorio. Ma anche se i finiani non ci riuscissero il problema per la maggioranza resterebbe perché nel Pdl ci sarebbe un «plotone» di senatori pronti anche a votare contro. «Non mi piacciono i giri di parole – ha spiegato Andrea Augello – perciò devo riconoscere che quel che è accaduto nelle ultime ore rappresenta un sconfitta per quanti, come me, hanno lavorato senza risparmiarsi per evitare una lacerazione irreversibile all'interno del Pdl. Non condivido la lettera, lo spirito e i toni del documento dell'Ufficio Politico di ieri, ma rimango contrario ad ogni ipotesi di gruppi separati e scissioni. Come del resto era ben chiaro fin dal primo documento di solidarietà a Fini sottoscritto da me e da altri senatori». Ma la defezione di Augello è anche una garanzia per il sindaco di Roma Alemanno: se il sottosegretario non lascia il Pdl anche gli equilibri romani restano intatti, i finiani non potranno contare su nessun passaggio in Campidoglio. E leale a Berlusconi resta anche la presidente della Regione Lazio Renata Polverini: «Ho avuto Berlusconi al mio fianco nella campagna elettorale: la mia elezione dipende anche dall'impegno personale che ci ha messo».
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