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Cota è nelle mani del Tar

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 Il Tar ha tracciato la strada, adesso la partita si gioca su numeri che, rispetto alla posta in palio, sembrano di ridicola entità: il destino del governo del Piemonte è legato a 14.980 schede elettorali (scelte fra un totale di due milioni e trecentotrentamila) e a un paio di liste che, messe insieme, hanno raccolto lo 0.79% delle preferenze. Un riconteggio disposto ieri notte dai giudici amministrativi che deve indicare la quantità degli elettori che, nel votare «Al Centro con Scanderebech» o «Consumatori», hanno anche messo la crocetta sul simbolo di Roberto Cota, il candidato leghista poi risultato vincitore (oppure, se hanno praticato il voto disgiunto, sul nome di qualcun altro). E gli scenari, rispetto a qualche giorno fa, sono più chiari. Tra Cota e l'antagonista principale, Mercedes Bresso, lo scarto è stato di 9.372 voti. Se Cota, tra «Consumatori» e fan di Deodato Scanderebech, non ne ha raccolti almeno altrettanti, partirà l'iter verso l'annullamento delle elezioni e, quindi, una nuova chiamata alle urne. «Evidentemente per qualcuno non dovevo governare - attacca il governatore -. Ma questa vicenda non mi fiacca, anzi mi dà nuove energie, e governerò con rinnovato slancio. Diciamo la verità il problema vero è che io ho vinto, ma evidentemente per qualcuno Lega e Pdl non dovevano governare. Forse anche la nostra unità, la nostra azione di governo determinata e convinta, non sta bene a qualcuno che continua ad ignorare il voto che democraticamente e regolarmente i piemontesi hanno espresso a fine marzo». E al suo fianco si schiera anche il premier Silvio Berlusconi: «L'attacco a Roberto Cota dimostra che il governatore del Piemonte sta lavorando bene, è persona onesta e impegnata per il bene della Regione. Evidentemente a qualcuno va di traverso che abbia vinto le elezioni regionali. Abbiamo il riscontro di una forte indignazione popolare in Piemonte verso un provvedimento ingiustificato che potrebbe provocare anche un'instabilità di governo nonché un grave danno economico per le casse della Regione. Siamo certi che il presidente Cota e l'alleanza di governo che lo ha portato alla vittoria hanno l'affetto e il sostegno di tutti i piemontesi». Di parere opposto, ovviamente, la sconfitta Mercedes Bresso che replica: «Quando per vincere si è disponibili a scendere a patti con noti taroccatori questo è il rischio che si corre. Cota dimentica che il voto non è stato così netto come lui crede, una maggiore compostezza e senso del limite gioverebbe a tutti». In una situazione così delicata quindi la parola passare agli avvocati. Quelli del centrodestra, Luca Procacci e Paolo Forno in testa, presenteranno ricorso al Consiglio di Stato. Ma per il governatore c'è anche il problema della lista «Pensionati per Cota», simbolo che ha espresso come consigliere il trantasettenne Michele Giovine: pur avendo ottenuto 27.797 voti (1.47%) è da considerare una lista «inesistente» secondo uno degli avvocati della Bresso, Enrico Piovano, perché le firme di accettazione dei candidati non sono regolari. La procura di Torino ha già chiesto di processare Giovine. I giudici del Tar, invece, hanno sospeso il giudizio rinviando la causa al 18 novembre: prima di pronunciarsi vogliono che il centrosinistra cominci un'apposita azione civile (in termini tecnici con una «querela di falso»).   In teoria, dunque, Cota potrebbe perdere anche i voti dei simpatizzanti di Giovine. Possibile che debba salutare lo scranno di governatore? All'udienza di ieri, l'avvocato Procacci ha sottolineato più volte che Cota «non ha vinto con i voti delle liste, ma con i voti che gli sono stati dati direttamente e consapevolmente dagli elettori». In effetti l'esponente della Lega può vantare un milione e 43 mila voti «personali», mentre i nove simboli della sua coalizione si sono fermati a 889 mila. E allora, se nel frattempo non si verificano colpi di scena, bisogna aspettare il riconteggio. I funzionari degli uffici elettorali di Torino e delle altre città piemontesi hanno trenta giorni (a partire dalla notifica della sentenza) per aprire gli scatoloni e riesaminare i voti ai «Consumatori» e a Scanderebech. Nel frattempo, proiezioni e previsioni lasciano il tempo che trovano: nessuno può dire di sapere quante di quelle preferenze sono valide anche per Cota, perché le schede sono state viste, al momento dello spoglio, solo da scrutatori e presidenti di seggio.  

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