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Nel mirino c'è anche l'identità nazionale

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Essendola violazione dei bambini il delitto più efferato e indigeribile per noi occidentali, diffondere l'idea, mascherata da scoop continuo, che il Vaticano abbia coperto i crimini di preti e prelati, nascondendoli sotto la tonaca della vergogna, equivale a distruggere la base stessa della presenza della Chiesa nel mondo. Un mestiere a cui non solo il New York Times ma molti altri media si stanno dedicando senza lesinare energie e cipiglio investigativo. Anche agli occhi di un laico, i colpi sferrati contro la persona di Benedetto XVI e contro le istituzioni ecclesiastiche possiedono qualcosa di esagerato e di tentacolare. Appare la volontà di spezzare e distruggere i legami tra l'idea di "vita buona" propria del cattolicesimo e la condotta degli uomini di Chiesa. Da laici, si possono e – nel caso di chi scrive – si devono nutrire posizioni differenti dalla Chiesa rispetto alle coppie di fatto o alla fecondazione assistita, ma si tratta di questioni che non mordono l'anima profonda del cattolicesimo, il suo ruolo storico, e nemmeno la buona fede degli uomini di Chiesa, accusati invece e senza troppi giri di parole di non aver denunciato pubblicamente le perversioni di qualche vescovo o parroco, preferendo la scorciatoia del nascondimento al rischio della gogna pubblica. E Benedetto XVI, che sul cancro della pedofilia ha sempre mantenuto una posizione intransigente e rigorosa di condanna per ciò che è una degenerazione di pochi – per fortuna – e non un costume di molti, persino questo Papa viene quotidianamente maciullato dal circo delle insinuazioni e dei sospetti mediaticamente moltiplicato all'infinito. A nulla è servito, finora, ricordare che la posizione ufficiale del Vaticano è quella contenuta nella lettera del Papa ai vescovi irlandesi, che chiede il risarcimento per le vittime di «questi crimini abnormi» e ricorda che i criminali pedofili saranno giudicati prima dai tribunali degli uomini e poi da quello, certo implacabile agli occhi di un credente, di Dio. Nell'opinione pubblica mondiale si fa ormai strada, grazie a una banalizzazione di storie complesse in poche parole chiave, l'idea che la Chiesa cattolica sia un corpo secolare ormai definitivamente corroso dal vizio, dalla degenerazione dei costumi e dal tonfo della morale, in linea con i pregiudizi anglosassoni verso il cattolicesimo "mediterraneo" molle e lascivo opposto alla solidità dell'etica protestante. Questo è, e ha ragione Vittorio Messori, e non solo lui, quando fa notare la totale impreparazione delle gerarchie ecclesiastiche a combattere con le armi della comunicazione e della "risposta rapida" (rapid rebuttal, direbbero gli esperti spin doctor anglosassoni) questa campagna giornalistica e politica globale, in cui s'è formata un'associazione temporanea di interessi che raggruppa tutti coloro che vogliono indebolire ruolo e simbolo del cattolicesimo planetario, le centrali mediatiche internazionali assieme ad altre fedi o altre chiese, come quella anglicana, che sperano probabilmente di ricavare consenso e proselitismo dal presentarsi come una via "differente" al cristianesimo. La Chiesa dovrebbe trasformarsi velocemente in ciò che non è abituata a essere: una centrale di comunicazione e controinformazione. È un'operazione difficile per una struttura complessa e stratificata dove ogni posizione ufficiale, ogni comunicato, è frutto di lunghe negoziazioni che non riescono mai a essere "round the clock", pronte a rispondere colpo su colpo a questa pericolosissima offensiva anticattolica. Ciò che stupisce, allora, è che anche i mezzi di informazione laici ma non anticattolici si mostrano molto incerti nell'azione di difesa del cattolicesimo istituzionale, come se si sentissero succubi rispetto a un paradigma dominante che, in mancanza di termini migliori, si può definire di "laicismo a indignazione selettiva". Forse è ora che si facciano coraggio, questi media timorosi, tenendo a mente che la critica delle posizioni etiche della Chiesa è possibile e in certi casi pure necessaria, mentre l'attuale opera di devastazione della sua immagine secolare è un attacco rivolto anche alla storia italiana e alla nostra identità nazionale.

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