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Bersani accusa Silvio: "Capopopolo" Il Cav risponde: "Contento di esserlo"

Il premier Silvio Berlusconi

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Questione di punti di vista. Quella che poteva sembrare un'offesa a Berlusconi si è trasformata nell'ennesimo boomerang per la sinistra. Già, il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, ha definito il premier un «capopolo». Ma il curaro che il capo del Pd aveva iniettato in quella parola non solo non ha avvelenato Silvio ma ha sortito l'effetto opposto. Lo ha inorgoglito. «Non mi dispiace essere definito un capopopolo» ha detto il presidente del consiglio, parlando a Bologna, commentando la definizione di Bersani. Il Cavaliere ha anche spiegato all'ex comunista per quale motivo si senta un capopopolo. «Il Popolo della libertà è nato dal basso, dalla gente, i partiti sono stati quasi obbligati ad aderire, abbiamo fatto nascere questa formazione in un anno e abbiamo vinto tutte le elezioni. Le differenze di vedute sono una ricchezza che ci arricchiscono, purché non diventino sterili contrapposizioni: in quel caso sarebbero una malattia». Berlusconi poi, a Firenze dove si è recato per sostenere la candidatura di Monica Faenzi alla presidenza della regione Toscana, non si è soffermato più di tanto sulle elucubrazioni del numero uno dell'opposizione e ha toccato i temi per i quali si batte da sempre. Come ad esempio la giustizia. «In questo momento la sovranità non appartiene al popolo ma a Magistratura democratica». «Il problema è - ha sottolineato il premier - che la magistratura svolge un ruolo diverso da quello assegnatole dalla Costituzione. Se una legge non fa comodo, non piace a certa parte della magistratura, che si può identificare in Magistratura democratica, la portano in Cassazione - ha concluso Berlusconi - che la abroga». Il Cav si è preso lo spazio anche per la sua rivincita personale: «Ho giurato sulle persone a me più care che le accuse rivolte a me in questi 16 anni non erano vere, e ho avuto ragione». Sono i fatti a dimostrarlo. Berlusconi ha ricordato di essere sempre stato assolto, tranne nei casi in cui è intervenuta la prescrizione, «il che significa che i pm, pur nei tempi lunghi dei processi, non sono stati capaci di avvalorare la loro tesi accusatoria» E sul banco degli accusati sono finite ancora una volta le intercettazioni «strumento assolutamente non idoneo». «I normali cittadini - ha detto il premier - non possono essere ascoltati e poi queste conversazioni passate alla stampa perché una volta scritte esse assumono un altro significato». Secondo Berlusconi le intercettazioni possono essere, attraverso il sonoro, «anche modificate». In questo uso, secondo il premier, sono «uno strumento barbaro e incivile». Il Cavaliere si è poi concentrato sulle vicende del partito. ««Ho letto tante cose sui giornali -ha detto- anche riguardo ai nostri dirigenti più elevati, che ci sarebbero stati cambiamenti dopo le elezioni. Invece tutto questo è lontano dalla realtà», perché «il Pdl ha uomini che corrispondono alle mie attese - ha aggiunto il premier - e sono assolutamente soddisfatto dei tre coordinatori, e di Denis Verdini, che lavora instancabilmente dalla mattina alla sera». Un passaggio infine è stato dedicato anche ai temi europei: «Se all'interno della Ue non c'è la disposizione ad aiutare un Paese in crisi, allora la Ue non ha motivazione per esistere». Silvio, insomma, si è schierato con il partito degli «interventisti» a favore della Grecia.

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