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A Khost colpita la Cia Obama: vertice martedì

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{{IMG_SX}}Stragi in Af-Pak. Uccisi 7 agenti Cia. Massacro in Pakistan. «Deponete le armi» dice il Papa nella giornata della Pace mentre in Italia si alza il livello di allarme. Colpito il cuore dell'intelligence americana. Dopo il fallito attentato sul volo per Detroit ecco la strage di agenti della Cia dentro una base superprotetta in Afghanistan. Il presidente Obama piange le nuove vittime del terrorismo e convoca per martedì un vertice di tutte le agenzie di sicurezza degli Stati Uniti. Anche il Congresso vuole vederci chiaro e per il 21 gennaio è stata convocata la commissione per la Sicurezza nazionale. L'attentato alla Forward Operating Base Chapman nella provincia di Khost ha avuto un effetto dirompente. Sette agenti morti tra cui una donna che era anche il capo della base. Un colpo basso alle operazioni dei droni e al morale della Company sotto accusa in patria dopo il fallito attentato di Natale al volo Delta-Northwest. La base Chapman è quella che coordina il programma clandestino per i raid dei Predator nelle aree tribali lungo il confine afghano-pakistano. La Fob Chapman, non lontana dalla Base Salerno che ospitò anche le truppe italiane della misione Nibbio, è anche un centro di raccolta informazioni e luogo dove gli informatori afghani vengono reclutati e pagati. Così il kamikaze è entrato nella base Cia come potenziale informatore. Vestito con una divisa dell'esercito afghano: l'uomo non era stato perquisito in barba alle regole di sicurezza, hanno riportato le tv americane. L'attentatore era stato scortato nella palestra della base per un incontro con un agente che avrebbe dovuto verificare la sua crediblità e raccogliere informazioni: si è fatto invece saltare in aria. Tra le vittime anche due contractor della Xe, l'erede della famigerata Blackwater, arruolati come agenti della Cia. Questo molti veterani dell'intelligence lo hanno definito devastante ed è il peggiore per la Cia dal 1983 quando otto agenti rimasero uccisi nell'assalto contro l'ambasciata americana a Beirut. In quell'attacco condotto con un'auto imbottita di una tonnellata di esplosivo persero la vita oltre 60 persone, tra cui il capo dell'agenzia in Medioriente Robert Ames. Stavolta a far fuori sette agenti e ferirne altri sei in modo grave è bastato un giubbotto-bomba sotto l'uniforme. Il portavoce dei talebani per il fronte nord est, Zabihullah Mujahid, ha rivendicato l'attentato fornendo dettagli e numeri diversi: «Ieri in una base americana di Zarah Hawi Dagar, vicina all'aeroporto di Khost, un kamikaze di nome Samiullah ha perpetrato un attacco suicida azionando la sua cintura esplosiva, uccidendo 20 americani e altri 25 sono rimasti feriti». Su questo e su quanto avvenuto a Detroit il presidente Obama ha convocato per martedì un vertice dell'antiterrorismo che potrebbe determinare qualche «decapitazione» eccellente. «Martedì - afferma il presidente - incontrerò personalmente i responsabili delle agenzie per un aggiornamento della capacità di rilevamento delle minacce e delle misure di sicurezza ampliate, in vigore dopo l'incidente di Natale».le agenzie di intelligence Usa continuano a non scambiarsi le informazioni sul terrorismo, le liste nere non sono aggiornate e i controlli agli aeroporti sono obsoleti. Due sono le teste di primo piano che rischiano di saltare già nei prossimi giorni: quella della ministra della sicurezza interna Janet Napolitano e quella del Direttore Nazionale per l'Intelligence (Dni), Dennis Blair, considerato il responsabile del mancato coordinamento tra le diverse agenzie, come Cia e Nsa che dipende dal Pentagono. Del resto la sua figura è stata creata appositamente dopo l'11 settembre per evitare il ripetersi di attacchi come quello contro le Torri Gemelle e il Pentagono. Consapevole di essere nell'occhio del ciclone, Blair ha tentato una timida difesa, facendo però un clamoroso autogol: in una lettera inviata alle famiglie degli agenti segreti, ha scritto che proprio il mancato attentato di Natale, ad opera di un giovane invasato ma inesperto e non di un terrorista di lungo corso, dimostra le difficoltà in cui si trova Al Qaeda. Tesi che rischia di peggiorare la sua situazione, visto che l'intelligence di cui lui è uno dei responsabili non è riuscita a fermare nemmeno questo neofita, che solo per un pelo non ha provocato una strage. A rigirare il coltello nella piaga ecco la rivelazioen che pochi giorni prima del 25 dicembre, Umar Farouk Abdulmutallah dallo Yemen aveva fatto una telefonata al padre che questi trovò così allarmante da indurlo ad informare alti funzionari del governo nigeriano che lo accompagnarono direttamente dal capo locale della Cia. Durante quella telefonata lo stesso giovane disse che sarebbe stata l'ultima. La chiamata era stata fatta dallo Yemen. Umar avrebbe detto al padre che la gente con cui lui stava, avrebbe distrutto la sim del suo cellulare rendendo il telefonino inutilizzabile. Poi il suo viaggio per la missione «santa».

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