Stalking, boom di arresti
{{IMG_SX}} La legge che punisce chi perseguita qualcun altro è entrata in vigore il 25 febbraio. Da quel giorno, uomini e donne hanno trovato la forza di denunciare chi li ossessiona con appostamenti, telefonate, e-mail e minacce non di rado terrificanti. La media di chi si rivolge alla polizia o ai carabinieri per dire basta, secondo le prime stime, è di tre casi al giorno. Almeno trenta persone sono state già arrestate. In 21 giorni. Sì in tre settimane. Il numero impressionante ci dice due cose, la prima è che la legge è percepita efficace da chi è riuscito a trovare il coraggio di dire basta. La seconda è che, data la vastità del fenomeno documentata e ipotizzabile per proiezione, questa legge è giusta. Quanto è importante che sia percepita come efficace lo sanno i volontari dei centri antiviolenza uditori di migliaia di storie di manipolatori disposti a tutto pur di non perdere il proprio giocattolo: una persona senza dar fastidio alla quale non sanno vivere. A Firenze, il questore, Francesco Tagliente, ha riunito allo stesso tavolo Polizia, Carabinieri, Comune, Provincia e Regione «perché nasca un protocollo comune e tutti siano messi nelle condizioni di muoversi con le medesime finalità: accoglienza, sicurezza, prevenzione e operatività». Proprio ieri, sempre a Firenze è stato adottato il primo provvedimento di ammonimento al quale seguirà la denuncia d'ufficio se il reato di stalking sarà reiterato. A Roma oggi si riuniscono i protagonisti della battaglia allo stalking a cui dedica la sua attività di ricercatore da nove anni Massimo Lattanzi, psicologo e coordinatore dell'Osservatorio Nazionale sullo Stalking. Un pioniere, con la sua associazione Italiana di Psicologia e Criminologia. Nel 2000 incrociò e descrisse il preoccupante fenomeno durante una indagine sul delitto passionale. Da allora, la scelta di effettuare rilevazioni indipendentemente dal sesso di appartenenza per scoprire che il 21% della popolazione è oppresso dallo stalking. Nove anni fa come oggi. Che cosa accade ora con la legge? Accadono due cose, secondo Lattanzi. La prima è che bisogna parlarne tanto per distinguere esattamente che cosa sia lo stalking «la cui definizione penale non è chiara e che molti confondono, per esempio con il mobbing. La seconda è che sullo stalking sta nascendo il business delle associazioni e degli sportelli di ascolto. La grande conquista della legge non deve essere vanificata dalla presenza sul territorio di tutori improvvisati. Affrontare questo disagio, che è trasversale e riguarda vittime maschi e femmine, si può con competenze specifiche». Oggi l'Osservatorio, con il contributo della Lines Fater presenta a Roma i risultati di una ricerca allarmante: il 71 per cento degli studenti universitari non sa che cosa sia lo stalking. «Informazioni, incontri e formazione debbono per questo - conclude Lattanzi - essere indirizzati ai più giovani ai quali sarà dedicato un convegno a maggio, sempre a Roma. Lo stalker non è un malato, è uno che magari ha un problema non risolto, ma soprattutto è uno che ha imparato da piccolo a ottenere quello che vuole manipolando. Un costume, un modo di essere che diventa dramma con storie di vittime e persecutori che, quando hanno un relazione, condividono un vissuto di abbandono o di lutto non elaborato. Storie di un disagio sociale in debito di umilianti decennali silenzi. Che oggi, finalmente, chi vuole, può rompere.
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